“Sognatore è chi trova la sua via alla luce della Luna…punito perchè vede l’alba prima degli altri.”
O. Wilde
Da ragazzina credevo che i sogni fossero poco più di una forma alchemica e magica, l’unità di misura dell’universo. Sono stata una sognatrice precoce che nemmeno sfioravo il pavimento coi piedi seduta alla seggiola piccola che usava mia nonna per tenere scostata la porta, d’estate. Ho camminato ore col naso all’insù scalciando, cercando di sdrucire le mie radici per propendere verso altezze più ampie ed alte dieci spanne più di me. A cinque anni, mi fermavo a scrutare gli angeli tra le fragole del giardino, erano piccoli tutti rossi con dei puntini neri, e mi volavano attorno, ed io avevo la faccia da coccinella. A sedici, mi ostinavo a lasciare sulla soglia della mia finestra la sera, una foglia, con legata ad essa una mia qualche promessa, un mio qualche desiderio magico chè trovasse via e compimento nel vento. A venti cominciai disperatamente ad innaffiare le mie rose perchè fiorissero, riflesse nella finestra dell’aula della mia facoltà, dove andavo a lezione… Mi concentravo e quando tutto intorno a me tendeva al grigio, io cercavo la mia chiave aprivo la mente e dispiegavo gli occhi fino alla luna nascosta nel giorno. Si assume una consapevolezza sana e distruttiva quando si sogna, è come se la tenda di lino che protegge e nasconde le verità cadesse di botto, urtando altre mille tende appese di diverso colore. E’ inevitabile che la troppa luce tenda poiad assuefare e ad accecare. E l’eccezionale si copre di normalità….e tutto comincia a sbiadire, dannazione! I sogni si addormentano piano piano.
(Sveglia!)
A venticinque allora cominciai a tuffarmi nelle geroglifiche interpretazioni psicologiche di Freud, leggevo cercando una qualche spiegazione o una piccola rivelazione, e la volevo, a costo di strapparla con i denti dalle pagine! Con mio stupore da bocca spalancata, tipo il bimbo di una vecchia pubblicità (papà papà …un pollo! ricordate?)scoprì, secondo l’eccelso suo parere, che i sogni provenivano dalla pancia! Ohibò!
Un’attività “particolare” dell’apparato gastrointestinale, pensai, mi avrebbe probabilmente ridato il giusto ritmo onirico-sognante!
Ebbene la soluzione fu banale, semplice, e mangiareccia. Ogni sera con i favori dell’alba e di nascosto da mia madre, cuoca salutista ahimè, mi sarei ingozzata di peperoni: fritti, alla piastra, a mò di peperonata.
Una bomba…di genialità!
L’esperimento funzionò, non ricordo notte che non m’abbia portato sogni da paura, con un notevole dispiegamento della fantasia e……!
Adesso ho ventisette anni, ed un principio di gastrite. (Wilde me l’aveva profetizzato che sarei stata punita!) Ma cosa meravigliosa ho imparato a riconosecere i miei colleghi sognatori. Ci vuole poco, molto poco. Chiedete loro se fanno uso della panacea di tutti i tempi (per chi sogna di pancia chiaramente): Citrosodina, ovvio!
Irene Leo
P.S.: voglio rassicurare il mio medico curante la gastrite è una licenza poetica, nonchè mia madre: lo giuro ne mangio pochi di peperoni, non è come sembra…
PUBBLICATO SU “iL PAESE NUOVO” DEL 29 AGOSTO 2008.