Archivio per la Categoria Racconti

Su “Il Paese Nuovo” di oggi…

Posted in Articoli, Comunicato, Racconti, Scheggia con i tag , , on Marzo 19, 2009 by ireneleo

…in edicola, il mio racconto dal titolo

 “Paola e Francesca”

Immagine della rete

 

“…Paola aveva negli occhi un velo profondo fatto di punte che schiaccia contro il muro chiunque abbia dentro almeno un po’ di sangue.

Paola la sera rimaneva sino a tardi con la finestra aperta a cercarsi verso l’orizzonte. Le stelle le odiava come si odia chi fregandosene della tua pelle e dei tuoi brividi spogli, continua a brillare impassibile. Lei non era quelle stelle, era nera luna ossidata dal vento e dai pensieri…” - continua  su Il Paese Nuovo

Irene Leo

Lupo Editore

Posted in Racconti con i tag , , on Febbraio 28, 2009 by ireneleo

 

Sul sito di Lupo Editore  nello spazio : “poetica_mente”, troverete una mia favola dal titolo:  “La breve favola della colomba nera”.

Buona lettura!

 

Irene Leo

La favola del Lupo

Posted in 1, Racconti, Scheggia con i tag , , on Febbraio 19, 2009 by ireneleo

Il Lupo e Cappuccetto Rosso, sorseggiavano un drink al bar della stazione. Tra poco lei avrebbe ripreso il suo treno per andare di qua e di là in giro per case occhi città cuori e pensieri, intenta a razzolare affetti e non solo, col suo bel cestino di sogni e bisogni, col suo bel faccino di zucchero e porcellana, pronta a prendere a prendere e a prendere benevolenze e fantasie di altrui vite, prima di tornare dalla povera nonna decrepita, sola e confinata nella sua casetta sulle colline, legata ed imbavagliata per benino nell’armadio di rovere.

-Cosa si dice in giro di me? Chiese il Lupo con aria preoccupata, alla sua amica di vecchia data.

-Mha le solite cose mio caro, che sei cattivo, che mangi i bambini, che calpesti i cuori della gente, che sei egoista, che non rispetti il tuo prossimo, e che una volta ottenuto ciò che vuoi, giri il foglio.

- Ma come fanno a dire tutte queste cose? Sono stupide illazioni! Anche la storia della nonna, se sapessero che le combini povera donna! Eppure nessuno di loro ha mai osato fermarsi a parlare con me nemmeno una volta! Nessuno sa niente di me, nessuno ha avuto il coraggio di chiedermi la verità. A tal proposito Cap. tu c’entri qualcosa?

-E di me che si dice Lupo? Aggiunse Cappuccetto Rosso, spezzando il discorso e slacciandosi il primo bottone della camicetta con fare malizioso, con gli occhi puntati verso la sua prossima preda, un aitante principe azzurro due tavolini più in là.

-Di te Cap.? Nulla. Rispose il Lupo ingoiando una nocciolina salata dell’aperitivo che uno dei sette nani aveva appena servito loro. Nulla se non quello che tu decidi di far vedere. Sai qual è la differenza tra me e te?

-Quale?

- Io non nascondo nulla nel mio armadio…

Morale: Sappiamo guardare oltre le “favole” che ci raccontano?

Irene Leo

Sogni verdi fritti

Posted in Articoli, Racconti, Scheggia con i tag , on Agosto 19, 2008 by ireneleo

“Sognatore è chi trova la sua via alla luce della Luna…punito perchè vede l’alba prima degli altri.”

O. Wilde

Da ragazzina credevo che i sogni fossero poco più di una forma alchemica e magica, l’unità di misura dell’universo. Sono stata una sognatrice precoce che nemmeno sfioravo il pavimento coi piedi seduta alla seggiola piccola che usava mia nonna per tenere scostata la porta, d’estate. Ho camminato ore col naso all’insù scalciando, cercando di sdrucire le mie radici per propendere verso altezze più ampie ed alte dieci spanne più di me. A cinque anni, mi fermavo a scrutare gli angeli tra le fragole del giardino, erano piccoli tutti rossi con dei puntini neri, e mi volavano attorno, ed io avevo la faccia da coccinella. A sedici, mi ostinavo a lasciare sulla soglia della mia finestra la sera, una foglia, con legata ad essa una mia qualche promessa, un mio qualche desiderio magico chè trovasse via e compimento nel vento. A venti cominciai disperatamente ad innaffiare le mie rose perchè fiorissero, riflesse nella finestra dell’aula della mia facoltà, dove andavo a lezione… Mi concentravo e quando tutto intorno a me tendeva al grigio, io cercavo la mia chiave aprivo la mente e dispiegavo gli occhi fino alla luna nascosta nel giorno. Si assume una consapevolezza sana e distruttiva quando si sogna, è come se la tenda di lino che protegge e nasconde le verità cadesse di botto, urtando altre mille tende appese di diverso colore. E’ inevitabile che la troppa luce tenda poiad assuefare e ad accecare. E l’eccezionale si copre di normalità….e tutto comincia a sbiadire, dannazione! I sogni si addormentano piano piano.

(Sveglia!)

A venticinque allora cominciai a tuffarmi nelle geroglifiche interpretazioni psicologiche di Freud, leggevo cercando una qualche spiegazione o una piccola rivelazione, e la volevo, a costo di strapparla con i denti dalle pagine! Con mio stupore da bocca spalancata, tipo il bimbo di una vecchia pubblicità (papà papà …un pollo! ricordate?)scoprì, secondo l’eccelso suo parere, che i sogni provenivano dalla pancia! Ohibò!

Un’attività “particolare” dell’apparato gastrointestinale, pensai, mi avrebbe probabilmente ridato il giusto ritmo onirico-sognante!

Ebbene la soluzione fu banale, semplice, e mangiareccia. Ogni sera con i favori dell’alba e di nascosto da mia madre, cuoca salutista ahimè, mi sarei ingozzata di peperoni: fritti, alla piastra, a mò di peperonata.

Una bomba…di genialità!

L’esperimento funzionò, non ricordo notte che non m’abbia portato sogni da paura, con un notevole dispiegamento della fantasia e……!

Adesso ho ventisette anni, ed un principio di gastrite. (Wilde me l’aveva profetizzato che sarei stata punita!) Ma cosa meravigliosa ho imparato a riconosecere i miei colleghi sognatori. Ci vuole poco, molto poco. Chiedete loro se fanno uso della panacea di tutti i tempi (per chi sogna di pancia chiaramente): Citrosodina, ovvio!

Irene Leo

P.S.: voglio rassicurare il mio medico curante la gastrite è una licenza poetica, nonchè mia madre: lo giuro ne mangio pochi di peperoni, non è come sembra…

PUBBLICATO SU “iL PAESE NUOVO” DEL 29 AGOSTO 2008.

Attese

Posted in 1, Racconti, Scheggia con i tag , on Luglio 5, 2008 by ireneleo

Immagine proveniente dalla rete, pertanto di pubblico dominio. Se per caso e contro la nostra volontà siamo caduti in una qualche violazione, scrivete e sarà rimossa.

Il sole bruciava nella sua luce, e bruciava la pelle e le labbra. Gola arsa a disegnare il bordo del bicchiere con gli occhi. La panchina fredda, non brillava dei 30° del pomeriggio assolato, e l’attesa era una granita verde gusto menta con cannuccia rossa dal beccuccio piangente.

Si attende a volte il segno che cambi gli eventi, o che confermi il passo. Mentre ad occhi chiusi si vola verso il sospirato sogno. Si attende una vita intera, e nel mentre si compiono giorni che ti aiutano a pensare, a dare il senso a quella pietra che ti ha fatto cadere sulla durezza di cento realtà. E tu vorresti librarti in volo…per scomparire dalla definizione incerta delle cose, per uscire dalla scatola nera di quello che si dice, ma …

L’attesa mi ha insegnato  due cose: il verde è un bel colore, (rilassa) e  attendere non è la soluzione migliore.

Irene Leo

Noi ragazzi di oggi Noi

Posted in Articoli, Letterature&Recensioni, Racconti con i tag , , on Maggio 17, 2008 by ireneleo

Immagine della rete. Se involontariamente siamo incorsi in qualche violazione scriveteci e sarà rimossa.

Il titolo di questo articolo era il ritornello di un fortunato singolo anni 80. Mi ci sono imbattuta giorni fa, lo davano su una radio old style. Ma vorrei usarlo come pretesto per una riflessione attuale. Chi siamo realmente noi giovani e cosa cerchiamo o vogliamo dal sistema? Galimberti in un’intervista/presentanzione del suo ultimo libro “L’ospite inquietante” afferma che i giovani di oggi stanno male, vivono un disagio disatroso che non ammette risoluzioni con rimedi classici, e cosa grave solo gli operatori di mercato se ne accorgono. Stanno male non per questioni esistenziali, è un disagio culturale quello attuale, figlio di un nichilismo che annienta ogni scala di valori. I giovani si trovano tra le mani una scala di non-valori assoluta, senza riferimenti ed orientamento. Il nischilismo -continua Galimberti- questo ospite inquietante, è entrato nella loro psicologia , nelle radici del tempo facendolo convergere verso un’assenza di futuro, diventato da promessa, inquietudine: da che la scelta di vivere eslcusivamente nel presente all’estremo. Non tutti i giovani chiaramente sono in questa condizione, ma molti sì, assumono questa dimensione che comporta una svalutazione della realtà. La scuola non riesce ad ottenere il loro impegno, l’alfabetismo emotivo dilaga, e non si sa cosa dire, come esprimere le emozioni, il che sfocia spesso nei percorsi disperati della droga, ovvero un modo per anestizzare la vita, ed essendosi persa la misura delle cose, sono portati all’esperienza estrema, la morte. La soluzione sarebbe quella di creare curiosità verso le proprire virtù, ovvero metter luce sulla ricchezza che si portano dentro, farli innamorare, per giungere all’arte del vivere, imparando ad investire su di sè. Se i giovani sapessero appassionarsi alle proprie capacità, lasciandole fiorire, forse -continua- l’ospite inquientante, il nichilismo, non passerebbe invano. Le vicende odierne di cronaca, ci mostrano la concretezza di queste parole, di queste riflessioni. Mancanza di amore su tutto,e precarietà dei sentimenti, io aggiungerei. Specchio di un presente assurdo e paradossale. Se è vero che noi giovani abbiamo perso la “bussola”, credo che la causa non sia solo intrinseca al problema, ma vada ricercata in una concausa “là fuori”. Sono la prima a credere che che non si debba peccare di “vittimismo”, ma non scordo che chi c’era prima di noi, non ci ha fornito le basi e lo spazio per distendere le ali prima del volo verso la realizzazione personale ed un futuro cui si accenna su. Meditiamo dunque, meditiamo tutti, giovani e meno giovani. Ciò che abbiamo attorno è specchio consapevole del nostro modo d’essere. Se la società siamo noi, è arrivato il momento di far cambiare quel “noi”.

Irene Leo

 ( Articolo pubblicato su “Il Paese Nuovo” del 20-05-2008 )

Write for absolution

Posted in Articoli, Racconti, Scheggia con i tag , , on Maggio 8, 2008 by ireneleo

Immagine della rete. Se involontariamente siamo incorsi in quale violazione, scrivete e sarà rimossa. tanx!

Ho ucciso. Si lo ammetto. E dopo ho riposto il tutto nel primo cassonetto, perchè sono un’assassina ecologista che nutre una gran forma di rispetto per il genere vegetale ed animale. Non scandalizzatevi, è stato facile. Le ho solo dato un colpo netto, è caduta in mille pezzi, poi l’ho rinchiusa in comodi sacchetti monouso, con il nastro giallo, quelli con il nastro rosa erano terminati. Sì, m’è venuto in mente un giorno di tardo autunno (fa chic l’autunno) di farlo, di mettere ordine in quei cassetti confusionari che avevo di fronte, una scarpa di qua, un giornale di là, una t-shirt in terra macchiata di olio combustibile di sogni e bisogni. Non la sopportavo più quella tipa disordinata, sempre reticente sempre conseziente al caos, sempre pronta a ribellarsi, a dire NO, NO, NO, che poi l’aria tanto ribelle non l’aveva, ma era pericolosa per la coscienza collettiva. Ma lo sai che potenziale pericolo poteva rappresentare per altre piccole ed avviluppate menti?? Si, ho deciso e le ho teso un agguato. Era davanti alla finestra che guardava fuori e blaterava qualcosa di incomprensibile riguardo il governo, il precariato, il disfacimento della nazione. Orrore!! Era folle, voleva cambiare le cose e dopo aver appeso al suo chiodo fisso (ovvero equità, ed idee nuove) un quadro di immagini alla Bosch e Picasso del periodo della Tauromachia, innaffiato da una spruzzata di antico e rivoluzionario Giotto, sacca in spalla e cuore in petto stava per varcare la porta del mondo con idee belligeranto-pacifiste. Mi sono alzata di scatto, ho preso tra le mani la prima cosa che mi trovassi vicina e che mai può mancare in una casa, una comoda tv portatile per non perdersi i reality nemmeno per un secondo, quando la faccia giace su una flessuosa  tavola WC. Le ho dato un effetto senza causa, ed una forza direzionale ottimale e verso preciso, dovevo colpirla con intenzioni maligne. L’impatto è stato nocivo e devastante. A rallenty ho visto passarmi dinnanzi la sua vita, la sua storia, le sua risa, le sua urla, il tutto risucchiato in un buco nero che è imploso lasciando sul mio tappeto intrecciato a mano ai gradini dei miei occhi, migliaia di frammenti come foglie secche e morte, di pezzi di vetro, di pezzi d’anima. Uno spreco di energia ed elettricità per ripulire il tutto incredibile.

Lo confesso vostro onore sono stata io. Solo che ora non va mica tanto bene sa? Credevo che il mio gesto potesse migliorarmi le ore ma i giorni sono grigi, le cose cadenzate e senza suono mi premono contro la loro forza ed io sono inerme, del blaterare e delle rivoluzioni non si sente più parlare, tutto è meccanico ed uniforme. Senza di lei mi sento nessuno. Nessuna variabile, tutto è certo, tutto è chiaro tutto è scuro, tutto è niente. Non c’è ribellione ed io con un sorriso di plastica mi limito a fare quello che mi dicono, senza oppormi, senza far nula. Comincio a pensare che quella che ho fatto fuori non avesse poi tanto torto, ed avesse ragione ad impugnare armi e bagagli per andar a cambiare il sistema distorto che ci mettono innanzi con una politicità troppo corretta.

E qui davanti a questo tribunale: la mia coscienza, me lo chiedo: “Avrò mica ucciso, sbagliando, la parte giusta di me”?

Irene Leo

P.S.: caro lettore impressionabile, non temere è solo un esercizio di stile (?) un noir mooolto ironico. Nessuno è stato ucciso, a parte un pò di noia post vita mundi….(c’è un grigiore in giro!)

 ( Articolo pubblicato su “Il Paese Nuovo” del 11-05-2008 )

Ishtar’s theme

Posted in Racconti con i tag , , on Marzo 27, 2008 by ireneleo

 

 Esalava l’Oriente briciole di sabbia lontana, scintille mal riposte su paglia stordita dal vento, anelavano gli occhi grandezze ed altezze. In quel tempo le stelle nella notte nera di silenzi si incuneavano in prismi e disegni profetici e le bufale bianche correvano libere sulle rive dei grandi fiumi nutriti dai Monsoni. Nell’ora in cui il tempo arresta il passo, nacque una perla luminosa decisa a portare con il suo soffio un’onda oltre la quiete, un colore oltre il grigio, un sole assordante, una guerra nella Pace. Priva di veli, ella posò il piede virgineo nel mondo degli umani, e ad occhi chiusi volse solo il cuore verso la sua strada. Avrebbe scombinato le regole e ridato un non ordine a tutte le cose. Ah gli uomini così presi dalla volontà di dover spiegare le mille sfaccettature dell’esistere, e poi dimentichi del loro credo atavico affondano piangendo nelle loro miserie, tutte le volte. Eppure l’ordine, il pragmatismo, le regole avevano reso infimo il meraviglioso giardino loro concesso, e nonostante questo essi avvolgevano i loro giorni in pergamene di ratio. Ella indossava i manti rossi della terra arsa ed il candore delle sete che traboccavano dal ceruleo incanto dell’orizzonte. Negli occhi richiusi fiammelle d’ambra accese ardevano ad incendiare colpe prossime e false promesse, sulle labbra rubizze il profumo delle orchidee, e tra i capelli d’onice spighe di grano a nutrire la mente. Ella avanzò nell’alba lentamente, ridestando il moto sussultorio d’ogni atomo, passò e rovesciò il vaso pandoreo, arrestò il tedio, uccise la regola, nutrì il sonno di sogni, la gola di desiderio, le mani di pane caldo, e fu morte, e fu novella vita. E dal caos nacquero stelle danzanti,  nella cenere fiorirono ridenti rose a far da corona al senso del respiro, ed ella aprì gli occhi accendendo la Luna.

Irene Leo

Ossidiana Nera #1

Posted in Racconti con i tag , , on Marzo 25, 2008 by ireneleo

 

La guerriera della verità sciolse le sue lunghe trecce scure, prima di accompagnare al passo pensieri notturni di lune e stelle fumanti . Posò la pesante armatura dinnanzi alla costellazione di Eridanus e rimase silente a contemplare la lunga distesa di voci fluttanti screziate di bianco. Aironi dagli occhi rosso carminio e poco più in là fuochi fatui di cartamomo ridenti. Ella respirò e trattenne in sè le visioni cruente della battaglia  ancora un attimo, prima di farle volare altrove, via, sulla lama tagliente e sottile dell’orizzonte. I suoi occhi si tinsero di impulsi nuovi, ed aprendo le braccia si lasciò cadere, sprofondando tra la terra e gli umori di muschio e viole ormai in declino, nella bassa fanghiglia consunta dal tempo e irrigata dalla pioggia di volti e nomi. Nel petto un boato di tamburo, e sulle labbra il sapore antico del mare, padre suo. Ella attendeva la pace, e con essa il destriero striato che sarebbe giunto dinnanzi alla Luna, e l’abbraccio inconfondibile del Cavaliere che sull’indice della mano sinistra portava il segno aureo di una storia. Una pietra  nera. Nera come i suoi occhi, specchio di una  torcia ardente e costante all’interno di un’Oscurità prossima alla  luce.

Irene Leo

Autre temps

Posted in Dettaglio, Racconti con i tag , , , on Marzo 17, 2008 by ireneleo

 Non Vi conosco Messere,       

nè Voi conoscete il volto mio, i miei occhi, o il mio sembiante. Ma a volte questo nostro incedere su vie a noi sconosciute, un pò per diletto, o vana ricerca , porta noi su sentieri agrumati di sogni e letizia. E l’incontro diventa insospettabile ed improvviso. La Vostra lettera, un dì, giunse tra il roseto del mio giardino, e la polla chiara del laghetto di ninfee che lo accoglie. Giunse con lo zefiro tiepido di Madonna Primavera. Persa da chi non la colse, o rubata senza colpa da un fato che move i giorni nella sua mercede. Me ne scuso per l’audacia del mio gesto e per l’ardire del cuore, che sfogliò le Vostre parole. Non era nell’intenzione delle mie mani rompere il velo della bellezza che vi albeggia in trasparenza, ma solo il sigillo ch’essa portava, per carpirne il mistero, e restituire la Vostra anima, a Colei alla quale appartiene. Volle  fortemente, la volontà mia, su ogni cosa, preservarla dall’indegna fine che l’avrebbe attesa in balia di altri venti. La Vostra Lettera, non giunse alla Vostra diletta, che mi par d’intendere bramate ed amate con tutto Voi stesso. Oh labbra impavide le mie, che pronunciano sentenze senza sapere! Scusate…Ma parla Amore, lieta favella senza tempo, senza dazio. Un solo incedere, un solo volto, un solo profumo, quello di Amore.Riconosco nel Vostro dire, la trepidazione accesa, e fatua, che m’innamorò anni orsono, una novella, che ora, ingiallita è divenuta companatico di giorni infiniti, e grigi come le nubi di queste ore.Una malinconia effimera, ma come nettare d’ambrosia, grondante, dall’aurea coppa dei desideri.Raccolgo le vostre parole, come orfano usignolo tra le siepi, per restituire alle sue ali il volo, e l’aere.Vi restituisco la Vostra missiva, e con essa la luce e l’emozione che Voi avete destato in Animo che attendeva un segno.Me ne dispiace, che non a Colei che corona il vostro giorno come la luce febea, sia giunta. Ma a me medesima. Semplice viso chiaro, tra innumerevoli visi di donna. Ma a questa donna, avete regalato di Spes Ultima Dea, il sorriso…fiorito su un vaso scoperchiato, dall’esistenza. A volte dal gusto d’ assenzio, di cui mi avete fatto scordare il sapore per un istante, infinito.  Vostra Devota, d’ora, per tutte le ore a  venire. 

Saint-Lunaire, addì 12 marzo 1907

Irene Leo