Archivio per la Categoria 1

SUDAPEST di Irene Leo

Posted in 1 con i tag , , on Settembre 22, 2009 by ireneleo

Sudapest

SUDAPEST di Irene Leo

poet/bar 14.10- magazzino di poesia a cura di Mauro Marino

ISBN 978-88-497-0630-7
www.besaeditrice.it
09 – 2009
Euro 5.00

E non l’afferri, tu che guardi, il senso dell’aspro limone appeso e dondolante sul ramo ossuto, e non lo comprendi il frutto del fico d’India che cerca vita tra le spine, e non lo sai perchè un gabbiano per morire si infrange sul mare anche se pesce non è.
Irene Leo
*
Torna il Poet Bar con questo Sudapest di Irene Leo, poeta che nella poesia vede e scopre una modalità espressiva capace di diverse andature, di più “scritture”.
Certamente il verso, il verso lungo, qui.
Una narrazione che sospende il paesaggio, la cruda natura delle cose, con la disillusione delle persone: tedio, malinconia, desiderio-pasta dei cuori di questa linea mediana- e il sorridere amaro.
L’attesa.
“I giorni qui portano sulle nocche i calli e le ferite di civiltà deserte, cugine di un’era grande che rivedi negli occhi e nelle curve generose, vere opere d’arte oltre le architetture d’azzardo mesciate a terra e sudore. Sono ricco. Ho qui con me sacchi interi di dignità in foglie ed olive e mani consunte che urlano e gemono nelle ore del giorno. Le osservo, me le guardo, le nascondo” questo ci dice Rodolfo- una delle voci che svolge la vicenda di Sudapest-presentandosi. “Sono sempre stato l’ultimo” e nello scarto sembra trovare risposta l’interrogazione di Bodini e insieme l’evasione possibile di un amore. Trovare le parole dell’altro e andare.
“Sono io. Realmente me stesso. Ora che ho incominciato a camminare”. Andare…”tra la dimenticanza e l’assenza” d’una bambina con le trecce che si chiama…Poesia.
Mauro Marino
*
Irene Leo, classe 1980, ha “esordito” ufficialmente nel 2006 con “Canto Blues alla Deriva” (Besa editrice). E’ presente su “Tabula Rasa 05″, rivista di letteratura invisbile, nella sezione Poesia e su alcune antologie, tra cui “Verba Agrestia ” 2008, e “Il Segreto delle fragole” 2009, entrambe Lietocolle edizioni.
Nel 2007 ha ricevuto dal teatro di musica e poesia “L’Arciliuto di Roma, il riconoscimento in “Kagolokatia”. Collabora con “Il Paese nuovo ” e cura un suo blog letterario: www.ireneleo.wordpress.com

Ha sempre preferito all’apparenza la sostanza della parola, e del dettaglio. Su tutto la Poesia, la scrittura, emblema di quel niente “Ca te inchie lu core”…

Una felicità

Posted in 1 con i tag , on Luglio 5, 2009 by ireneleo

 

Una felicità piena, obliosa, libera, sempre novella, tenne ambedue, dopo d’allora. La passione li avvolse, e li fece incuranti di tutto ciò; che per ambedue non fosse un godimento immediato. Ambedue, mirabilmente formati nello spirito e nel corpo all’esercizio di tutti i più alti e più rari diletti, ricercavano senza tregua il Sommo, l’Insuperabile, l’Inarrivabile; e giungevano così oltre, che talvolta una oscura inquietudine li prendeva pur nel colmo dell’oblio, quasi una voce d’ammonimento salisse dal fondo dell’essere loro ad avvertirli d’un ignoto castigo, d’un termine prossimo. Dalla stanchezza medesima il desiderio risorgeva più sottile, più temerario, più imprudente; come più s’inebriavano, la chimera del loro cuore ingigantiva, s’agitava, generava nuovi sogni; parevano non trovar riposo che nello sforzo, come la fiamma non trova la vita che nella combustione. Talvolta, una fonte di piacere inopinata aprivasi dentro di loro, come balza d’un tratto una polla viva sotto le calcagna d’un uomo che vada alla ventura per l’intrico d’un bosco; ed essi vi bevevano senza misura, finché non l’avevano esausta. Talvolta, l’anima, sotto l’influsso dei desiderii, per un singolar fenomeno d’allucinazione, produceva l’imagine ingannevole d’una esistenza più larga, più libera, più forte, « oltrapiacente »; ed essi vi s’immergevano, vi godevano, vi respiravano come in una loro atmosfera natale. Le finezze e le delicatezze del sentimento e dell’imaginazione succedevano agli eccessi della sensualità.

“Il Piacere”
G.D’Annunzio

La favola del Lupo

Posted in 1, Racconti, Scheggia con i tag , , on Febbraio 19, 2009 by ireneleo

Il Lupo e Cappuccetto Rosso, sorseggiavano un drink al bar della stazione. Tra poco lei avrebbe ripreso il suo treno per andare di qua e di là in giro per case occhi città cuori e pensieri, intenta a razzolare affetti e non solo, col suo bel cestino di sogni e bisogni, col suo bel faccino di zucchero e porcellana, pronta a prendere a prendere e a prendere benevolenze e fantasie di altrui vite, prima di tornare dalla povera nonna decrepita, sola e confinata nella sua casetta sulle colline, legata ed imbavagliata per benino nell’armadio di rovere.

-Cosa si dice in giro di me? Chiese il Lupo con aria preoccupata, alla sua amica di vecchia data.

-Mha le solite cose mio caro, che sei cattivo, che mangi i bambini, che calpesti i cuori della gente, che sei egoista, che non rispetti il tuo prossimo, e che una volta ottenuto ciò che vuoi, giri il foglio.

- Ma come fanno a dire tutte queste cose? Sono stupide illazioni! Anche la storia della nonna, se sapessero che le combini povera donna! Eppure nessuno di loro ha mai osato fermarsi a parlare con me nemmeno una volta! Nessuno sa niente di me, nessuno ha avuto il coraggio di chiedermi la verità. A tal proposito Cap. tu c’entri qualcosa?

-E di me che si dice Lupo? Aggiunse Cappuccetto Rosso, spezzando il discorso e slacciandosi il primo bottone della camicetta con fare malizioso, con gli occhi puntati verso la sua prossima preda, un aitante principe azzurro due tavolini più in là.

-Di te Cap.? Nulla. Rispose il Lupo ingoiando una nocciolina salata dell’aperitivo che uno dei sette nani aveva appena servito loro. Nulla se non quello che tu decidi di far vedere. Sai qual è la differenza tra me e te?

-Quale?

- Io non nascondo nulla nel mio armadio…

Morale: Sappiamo guardare oltre le “favole” che ci raccontano?

Irene Leo

Attese

Posted in 1, Racconti, Scheggia con i tag , on Luglio 5, 2008 by ireneleo

Immagine proveniente dalla rete, pertanto di pubblico dominio. Se per caso e contro la nostra volontà siamo caduti in una qualche violazione, scrivete e sarà rimossa.

Il sole bruciava nella sua luce, e bruciava la pelle e le labbra. Gola arsa a disegnare il bordo del bicchiere con gli occhi. La panchina fredda, non brillava dei 30° del pomeriggio assolato, e l’attesa era una granita verde gusto menta con cannuccia rossa dal beccuccio piangente.

Si attende a volte il segno che cambi gli eventi, o che confermi il passo. Mentre ad occhi chiusi si vola verso il sospirato sogno. Si attende una vita intera, e nel mentre si compiono giorni che ti aiutano a pensare, a dare il senso a quella pietra che ti ha fatto cadere sulla durezza di cento realtà. E tu vorresti librarti in volo…per scomparire dalla definizione incerta delle cose, per uscire dalla scatola nera di quello che si dice, ma …

L’attesa mi ha insegnato  due cose: il verde è un bel colore, (rilassa) e  attendere non è la soluzione migliore.

Irene Leo