Archivio per Luglio, 2008

Il poeta è una cicala

Posted in Comunicato, Dettaglio con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Luglio 23, 2008 by ireneleo

Il poeta esce col sole e con la pioggia
come il lombrico d’inverno
e la cicala d’estate
canta e il suo lavoro
che non è poco è tutto qui.
D’inverno come il lombrico
sbuca nudo dalla terra
si torce al riflesso di un miraggio
insegna la favola più antica.
S.Toma

Il poeta è una cicala. Frruuu crriiii….si quella cicala che dondola negli ulivi d’estate in balia di un vento che non scuoce ed è sempre al dente, implacabile, commestibile, attento, imprevedibile. Il poeta (nella sua accezione più autentica) dona come i suddetti insetti un canto libero di legacci e paranoie finalizzate al pane quotidiano. Almeno sul suo albero egli non offre il fianco all’indagine di mercato e si avviluppa sulla foglia più vissuta e più morta, quella pronta a lasciarsi andare nel rosso del fondo, con gli occhi nel blu delle altezze. E’ il gusto innato per l’emozione pura e per il verso in bilico che lo sospinge a cambiare la sua pelle nel tempo, evolvendosi, piano piano. Il suo canto nasce dalle viscere dove tremula, vibra la membrana della voce radica nei cunicoli più neri, tra polmoni e stomaco. La cicala compie i suoi voli come cieca. Proprio ieri una ne ho vista sbattermi ripetutamente sulla gamba con innata testardaggine insettifera, fino a farmici spostare. I poeti sanno abbattere le mura, cavando lentamente nella pietra e nel cemento come goccia di sangue e mai di acqua. C’è vita che condensa nei loro impatti con la reltà. Molti poeti/cicala hanno lasciato noi, un segno talmente echeggiante che la loro voce ce la portiamo con noi negli occhi, intrappolata a vita. Io lo ricordo spesso il canto di Antonio Verri, così implacabile e martellante, così volto al collettivo viversi, nel suo fate fogli di poesia poeti!!. Eh sì perchè le vere cicale, benchè cantino apparentemente da sole poi tendono a ritrovarsi tutte, e ai soliloqui preferiscono, la polifonia. Ho visto un uomo, un giovane uomo ispirato porgere dal suo albero di Poeta, un invito, ho visto altre voci rispondere e sorridere. Ho visto chiamare anche a me in questo ritrovarsi insieme. Sì posso giurarvelo, il 1 agosto i poeti cicala saranno volti più che mai a regalarsi alla platea, ma soprattutto ai cuori della platea stessa….senza smania di protagonismo, ma per amore. E’ fatto raro? Probabilmente sì…ma importa ora il canto che colori l’alba, non altro, che come diceva il grande piccolo (nell’umiltà c’è la grandezza) Rocco scotellaro, ogni Alba è nuova. Per il resto…Chiedo scusa alla favola antica se non amo l’avara formica./ Io sto dalla parte della cicala/che il più bel canto non vende, regala. (G. Rodari)
E voi?
Irene Leo

***
SEMPRE NUOVA E’ L’ALBA-Libera notte di Poesia
Noci, scala monumentale della stazione, start 21.00
Direzione artistica di Antonio Natile,
manifestazione poetica dell’ambito “Nocincanta” del comune di Noci

http://semprenuovaelalba.splinder.com

Con: Lino Angiuli, Vittorino Curci, Irene Leo, Mauro Marino, Piero Rapanà, Manila Benedetto, Tiziano Serra, Vito Antonio Conte, Giovanni Santese, Orodè, Guido Picchi, Annamaria Mangia, Margherita Macrì, Paolo Ferrante, Renato Grilli, Francesco Gentile, Alessio Argentino, Marthia Carrozzo, Gianni Minerva, Massimiliano Manieri, Angelo Petrelli, Biagio Lieti, Vincenzo Mastropirro e molti altri autori nonchè la partecipazione del Fondo Verri, e la melodia degli OOVOO (Checco Curci, Piero D’Aprile, Fabio Brigida, Ciccio Turi).

Presagio

Posted in Poesia con i tag , , , on Luglio 16, 2008 by ireneleo

La polvere è l’ansia della spina,

che cala piano dentro le cose morte,

prima dell’affondamento della voce.

Ho ingoiato spine e polvere lungo l’asse

del passo incerto vestuto d’albe ed estati.

Ma negli occhi solo ora nacquero, appena

tu li mangiasti con parole tue di zucchero,

rose.

Irene Leo

Qui se mai verrai…

Posted in Comunicato, Dettaglio, Scheggia con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Luglio 16, 2008 by ireneleo

 

Associazione culturale Fondo Verri

Città di Lecce, Assessorato alla cultura e allo spettacolo

Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce

Amministrazione Comunale di Minervino

 

Lecce, Mediterranea – Estate 2008, giovedì 17 luglio,  ore  21.15, Teatro Romano

Minervino di Lecce, domenica 20 luglio, ore 21,15, Piazza Umberto I

 

Qui, se mai verrai…

Il Salento dei Poeti

un concerto-recital dedicato al Salento e  ai suoi poeti

 

Qui se mai verrai…” – un verso di Vittore Fiore, un invito ed un auspicio per i viaggiatori -è il concerto-recital che il Fondo Verri dedica al Salento e alle voci dei suoi poeti.

Due le date del debutto, una a Lecce, scena di molti versi e di tanto poetare, giovedì 17 luglio alle ore  21.15 sul palcoscenico del Teatro Romano – per la stagione 2008 della rassegna dell’Assessorato alla cultura e allo spettacolo della Citta di Lecce, Mediterranea – e l’altra a Sud, a Minervino, sulla strada che ci avvicina a Finibusterrae, domenica 20 luglio alle ore 21,15, in Piazza Umberto I con il patrocinio e il sostegno dell’Amministrazione Comunale di Minervino e dell’Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce.

“Qui se mai verrai…” è anche un Cd ed un libro, la proposta di un itinerario, di una visita che guarda il territorio cercando nei luoghi il riverbero della poesia: un audioguida poetica, nata dall’incontro di Piero Rapanà, Simone Giorgino, Angela De Gaetano e gli Adria di Claudio Prima, Maria Mazzotta, Redi Hasa, Emanuele Coluccia, Ovidio Venturoso.  

            L’opera, introdotta da Antonio Errico, è composta di due sezioni. Una ampiamente rivolta al capoluogo Lecce e l’altra al Salento con versi dedicati ad Acaya, a Roca, a Martano, a Otranto, a Castro, a Poggiardo, a Palmariggi, a Vitigliano, a Cocumola, a Porto Badisco, a S. Maria di Leuca e a Gallipoli.  I poeti che costruiscono con i loro versi l’itinerario sono: Vittorio Bodini, Girolamo Comi, Ercole Ugo D’Andrea, Rina Durante, Vittore Fiore, Vittorio Pagano, Claudia Ruggeri, Salvatore Toma, Antonio Verri.

La poesia delle donne

Posted in Articoli, Scheggia con i tag , , , on Luglio 15, 2008 by ireneleo

Nell’ultimo numero di Poesia, rivista dell’eroico Crocetti, leggiamo che in Gran Bretagna s’interrogano su che cos’è la poesia. Disarmata la rima, dicono alcuni, non c’è poesia! Disarticolata la metrica, non c’è poesia! Quello che si scrive e si sente in giro non può essere poesia, è altro! Ma cosa?
Beati loro che hanno tempo per dibattere, per accapigliarsi! Per noi è ben diverso e guai a dire che chi “osa” il verso non è poeta, abituati come siamo a tralasciare il costrutto per andare alla sostanza. E, gli atti di molti, ci sembrano sostanza! Eroico resistere alla deriva di una lingua forzatamente confezionata, privata dei suoni delle vocali! Questo accade. Ma non solo. C’è di peggio e i poeti, anzi la poesia è chiamata come non mai ad elevare lo scudo!

Il poeta cerca la sua voce.

Accoglie il mondo, il suo poco di pane. Quello bianco del giorno di festa e quello nero della malinconia. Il venire dei fiori, l’incedere del cammino, le soste col cuore, i piccoli affanni e il considerare. Scorge e scopre. Esclama, esorta. Sveglia e interroga dove non c’è risposta!
E’ cosa semplice la poesia, cosa essenziale. E’ voce dove il suono si raccoglie.
Sorprende, stupisce, scuote! E’ nascita che non trova fine!
Non c’è normalità nella poesia, un Tempo, un ordinario, un’unica Storia.
Con le parole, la “mancanza” si fa scrittura: il poeta e la sua anima dialogano. Stempera esperienze, esprime ogni sentire, ogni vibrare d’emozione. Insegue il respiro il poeta! E trova: “Si fanno più sogni ad occhi aperti / ma è sempre lo stesso sogno a sgomitare” detta un esemplare verso di Daniela Liviello.
“Che fai alma? Che pensi? Avrem mai pace? Avrem mai tregua?” si chiedeva Petrarca nel Canzoniere. Incertezza, ragione, desiderio e la necessità di darsi regola, stile. Scrittura. Idea del dono, nello scambio virtuoso della lingua.
Questa è poesia (!): parlante solitudine, materia che sussurra parole all’orecchio, parole che fioriscono.

Nei luoghi del “pensiero meridiano” la poesia è relazione, soprattutto, e rappresentazione.

Poeti allenati alla scena a portare la voce coi suoni: l’astrazione jazz di Vittorino Curci, lo “sfondamento” trans mediterraneo di Giuseppe Goffredo, il melodico confondere dialetti di Lino Angiuli, la fusion materico-suggestionale di Enzo Mansueto. Solo per “raccontarvi” della leva degli “adulti”. Signori votati al verso e alla ricerca da molti lustri.
Poi… c’è il poi dell’ultima generazione dove il verso vibra e l’Io Mondo esplora ed espande ogni respiro. In Puglia la grande madre è prolifica, specie al femminile! Molti i nomi!
Le antiche “ancelle”: Maria Corti e Rina Durante, donne note, la prima grande filologa dell’Università di Pavia, l’altra inquieta nutrice del folk revival salentino. “Segretarie” nella nobile casa de L’Albero di Comi nel risveglio del dopoguerra. Protagoniste senza remora di sembrar da meno… ai Luzi, ai Bigongiari, ai Macrì che li soggiornavano.
Di oggi le indolenti dipendenze di Ilaria Seclì, le parole capriola di Gioia Perrone, Margherita Macrì e Alessandra Nicita, il Sudapest di Irene Leo, le donne di Ulisse di Alessandra Manieri e quelle mitiche di Marthia Carrozzo, le uggie solitarie di Daniela Liviello, quelle erotico-crudeli di Agata Spinelli e le rivolte di Martina Gentile e Comasia Aquaro.
Tutte danno sostanza a voci rimaste per lungo tempo nell’angolo delle passioni.
Nessuna soggezione, nessuna paura. Da qui, dal fondo soleggiato d’Europa viene il canto.
Ché quella è stata moneta da pagare al Tempo: donne nel “non”, lasciate alle tentazioni del Ragno. Al più, una danza nel cerchio della comunità, a sanare col ri-morso ogni voglia, ogni desiderio, ogni sguardo, era concessa.
Ma è indietro questo, materia di scoperte, di canti, d’altre danze per il presente.
Ci son state rivolte nel mezzo, c’è stata altra epica e la poesia s’è nutrita. Sempre con orgoglio nel tentativo…
Prende spazio, si fa movimento: libri, recital, dischi, blog: la poesia si espande, gioca la sua capacità d’influenza, propaga il suo potere seduttivo. E il filo torna indietro, c’è un legame, un continuare che conferma la “pasta” tutta di poesia della terra, della pietra, della luce. E sempre le Parole trattenute, sussurrate, sibilanti tornano, con l’incantamento…
“Fate fogli di poesia poeti, vendeteli per poche lire…”, raccomandava Antonio Verri, vate dell’ultimo novecento salentino. Pensionante di saraceni nella terra dei Martiri d’Otranto.
E quanti poeti, quanta poesia ha abitato i tempi della sempre generante e allertata avanguardia del Sud dei Sud di Carmelo Bene. Nostra Signora ha soffiato la tensione civica di Vittore Fiore, l’ispirazione domestica di Ercole Ugo D’Andrea e l’Europa dei due Vittorio: Pagano e Bodini, capaci ed illustri traduttori dei simbolisti francesi, di Cervantes e dei surrealisti di Spagna.
Cos’era l’Accademia Salentina del barone-proletario Girolamo Comi, nella polvere del novecentoquarantanove, nel finibusterrae di Lucugnano, sulla retta per Leuca, se non la prefigurazione de la Nave castro, segnata, segnalata, sognata dal “panteismo” umanistico del poeta di Caprarica Antonio Verri cinquant’anni dopo?
Il vascello che imbarca generi, stili, epoche, narrazioni come la lega del Pellegrinaggio in Oriente di Hermann Hesse.
La confraternita dei sapienti che gioca la lingua, la parola, il riscatto. Che nomade muove il Tempo.
Questo è la poesia, sogno… e anche illusione, forse illusionismo!

Mauro Marino

Fonte: http://salentopoesia.blogspot.com/

Attese

Posted in 1, Racconti, Scheggia con i tag , on Luglio 5, 2008 by ireneleo

Immagine proveniente dalla rete, pertanto di pubblico dominio. Se per caso e contro la nostra volontà siamo caduti in una qualche violazione, scrivete e sarà rimossa.

Il sole bruciava nella sua luce, e bruciava la pelle e le labbra. Gola arsa a disegnare il bordo del bicchiere con gli occhi. La panchina fredda, non brillava dei 30° del pomeriggio assolato, e l’attesa era una granita verde gusto menta con cannuccia rossa dal beccuccio piangente.

Si attende a volte il segno che cambi gli eventi, o che confermi il passo. Mentre ad occhi chiusi si vola verso il sospirato sogno. Si attende una vita intera, e nel mentre si compiono giorni che ti aiutano a pensare, a dare il senso a quella pietra che ti ha fatto cadere sulla durezza di cento realtà. E tu vorresti librarti in volo…per scomparire dalla definizione incerta delle cose, per uscire dalla scatola nera di quello che si dice, ma …

L’attesa mi ha insegnato  due cose: il verde è un bel colore, (rilassa) e  attendere non è la soluzione migliore.

Irene Leo

Budapest o lamentazioni notturne.

Posted in Letterature&Recensioni con i tag , , on Luglio 4, 2008 by ireneleo

Budapest o lamentazioni notturne di Fabio Paolo Costanza

Io lo vedo il sindaco di Budapest, chino su una luna rossa di sangue e poesia che gli tramonta alle spalle in attesa nell’alba. Vedo un continuo versificare come unica soluzione per trovare il senso delle cose, oltre la breccia dura, la pelle malata del mondo che ammala anche gli uomini.

Se non si fossero scordati il mio
nome.
(…)
Potresti chiamarmi
Uomo

E’ oscillazione questa sua poesia che si dimena piano piano e pare fiorire ovunque fregandosene delle regole e dei benpensanti. Il tempo che scorre screzia i sentimenti, li spezza, li umilia, li fa dolci e salati e dietro ad essi si frappone come trait d’union una poesia che sa di un altro secolo e si porta dietro l’ombra e la luce dei poeti maledetti.

la vera pena è stare sveglio,

Fabio Paolo Costanza ci mette l’anima, e la carne e la cenere di attimi fotografati eternamente nello spazio di un sempre, dove la grande meraviglia è la morte assisa dietro gli angoli bui degli occhi, e la vera dannazione è nascere nudi di armature in pasto ad un mondo cupo ed assassino.

Ci sarebbe solo da farsi leccare tutta la vita
dopo la prima inguaribile ferita:
nascere.

Inquietudine e pensamenti che fermano le caviglie e ti avvolgono in un’atmosfera particolare, dove l’autore spalancando la soglia della sua psychè ci spinge all’interno di un tunnel che porta sin in fondo alle sua radici.

Ho assaggiato l’estate e
sputato via il succo:
il sole mi fa schifo,
ci fa vedere troppo.
A Budapest.

Budapest è la perdizione assoluta di un luogo dove la soluzione è una non soluzione, dove chiudere gli occhi e toccarsi i pensieri è ancora di sopravvivenza ma non salvezza. Sembra aver vissuto di già una intera vita il protagonista di quella che leggendo, ho interpretato non come una “mera” raccolta poetica. E’ una storia fatta poesia, o meglio una poesia che si fa storia e racconta attraverso le sue finestre aperte con una grande energia i turbamenti e i silenzi ed il sonno ed il sonno fatale di un anima affranta ed invecchiata alla luce di un contesto che attanaglia.L’espressione Budapest, circo triste svela la lente con la quale l’autore si avvicina alla parola in versi, un prostrarsi oltre la rosea apparenza delle cose, per ubriacarsi di un substrato più amaro ma reale, dal quale si deve scappare o nel quale si deve morire. Il linguaggio ha una chiave particolare, il verso è spezzato, idem il ritmo che pare ansimare a tratti o che pare sfiancarsi in altri anfratti di poesia. La personalità è libera, dolorosa, accorata, passionale…ha una sua unicità che ti lascia un sapore differente. Non è poesia di miele e zucchero, ma si porta seco spilli, e rovi e le ferite che stillano sangue e vita si trasformano in feritoie da cui osservare noi stessi. E in quel noi stessi che detestiamo, si fa largo la Poesia.

Non conosco nulla di più ostinato di un
dolore. (…)
Guardatemi fratelli,
il peggio è la poesia,
salvatela.

Irene Leo

Sulla Lietocolle…

Posted in Dettaglio con i tag , , on Luglio 4, 2008 by ireneleo

Poetico diario Il segreto delle Fragole 2009 – Ed. LietoColle

Sono stata selezionata tra la rosa dei 60 autori che faranno parte dell’edizione del

2009 del poetico diario “Il segreto delle Fragole” edito Lietocolle – a cura di Lino Angiuli e Ivan Fedeli , e che prevedeva un tema: marginalità e confine. (Qui I dettagli)
P.S. :sarò nelle pagine del poetico diario, con la lirica “Ultima”….

(P.P.S. : un pò di sana collettività!)

Irene Leo

Milo De Angelis

Posted in Scheggia con i tag , on Luglio 3, 2008 by ireneleo

Immagine proveniente dalla rete pertanto di pubblico dominio. Nel caso fossimo incorsi in qualche violazione scrivete e sarà rimossa.

Tutto era già in cammino. Da allora a qui. Tutto
il tempo, luminoso, sfiorava le labbra. Tutti
i respiri si riunivano nella collana. Le ombre
di Lambrate chiusero la porta. Tutta la stanza,
assorta, diventò il primo battito. Il nero
dei tuoi capelli contro il giallo dell’ultimo raggio.
Da allora a qui. Era il primo giorno dell’estate.
Il silenzio ci riempiva la fronte. Tutto era
già in cammino, da allora, tutto era qui, unico
e perduto, nostro e remoto, ardente. Tutto chiedeva
di essere atteso, di tornare nel suo vero nome.

da Tema dell’addio (2005)

Milo De Angelis