Il Paese nuovo

Sa di profezia “Il Paese nuovo”, in maniera beneaugurante. Ha il sapore del Salento e delle sue radici preziose, ed occhio attento all’attuale.
“C’è un Salento ‘alto’ e ce n’è un altro ‘basso’. Uno di testa ed uno di pancia. Uno per aria apparentemente perso sulle traiettorie di San Giuseppe da Copertino, ed un altro selvatico con i piedi ben piantati nella terra, attento a connettere radici.
Un Salento che negli ultimi vent’anni ha fatto larghi passi. Profondamente cambiato da quello sollecitato da Antonio Verri nel suo “Fate fogli di poesia” manifesto del risveglio e della riscossa di un movimento culturale non più preso nella soggezione della provincia.
La qualità dell’alto e del basso vogliamo indagare, gli umori degli “autori” le fatiche e la levità del successo e del mormorare. L’impasto espressivo che fa l’opera. A tutto questo queste pagine saranno dedicate.” Lo scrive Mauro Marino, appassionato della parola scritta multiforme, che si propone a noi con il suo modus su Il Paese Nuovo.
Cosa aggiungere di più? Sono ben contenta di porre la mia penna al servizio della mia terra, e felice di collaborare con Il Paese Nuovo.
Sul numero di oggi 3 aprile 2008, a pagina 9 un mio articolo. Buona lettura!
Irene Leo

Aprile 3, 2008 a 2:57 pm
Ti vuoi unire a me?
ma cerrrrrto…
ghghghghghghghghg….
UN BACIONE!!!
Aprile 3, 2008 a 3:10 pm
certo mi unisco a te nella tua lotta contro le ingiustizie….:P sia chiaro!
attenti!
ciao bello!
Aprile 3, 2008 a 5:58 pm
Il Salento. Ho ricevuto da Armando Polito, emerito salentino ex docente di greco e insigne coltivatore di archeo storia e di …lambascioni , la foto di un reperto messapico. L’unico arrivato fino a noi. In quel misterioso , ma anche (…W.Veltronianamente..) chiaramente parlante – per merito di una bellissima analisi etimologica di Armando – reperto . Parlava in messapico ma con lettere e anche parole greche, come buona parte degli italici – sia pure , come i Messapi, con geni frammischiati a quelli illirici che arrivavano dall’altra costa, come ora – usarono fare nella loro scrittura .
Quegli antichi pugliesi, dovettero vedersela con Taranto , greca di origine spartana, quindi guerriera. Poi con altri italici come i Bruzi ( calabresi..) , i Lucani, e sempre con di mezzo i greci, colonizzatori più pazienti che brutali, ma colonizzatori ..Poi con i romani, che di tutte quelle etnìe , nel frattempo ulteriormente frammischiate ai geni greci , fecero un’ynico polpettone , e se lo mangiarono . E seppero cucinarlo bene , perchè non solo non fu indigesto, ma metabolizzato contribuì alla crescita del corpo prima repubblicano e poi imperiale di Roma.
Ma quante guerre , e tra l’una e l’altra quanta litigiosità. E quante conferme che nei geni di partenza dell’umanità la solidarietà è esistita solo per caso, in mezzo ad una costante conferma del cinico egoismo di cui siamo impastati.
Beh, Regina, lo so che non è una bella risposta all’inizio di una vostra strameritata nuova tribuna cartacea, dalla quale ci farete sicuramente godere come è finora successo da ogni vostro scritto in prosa e in rima.
Ma non scambiatelo per un messaggio catstrofisticamente distruttivo.
Il vostro servitore – insieme all’apoche , la sospensione del giudizio a cui…giudiziosamente accennate – è seguace dell’ethos dei greci di cui portiamo comunque i geni ( con quelli messapici, lucani, sanniti, romani , e poi arabi, normanni, svevi…e compagnia cantante. I geni celtici li lasciamo a Calderoli e Co. ..! ) : quell’etica diceva che dobbiamo inseguire la saggezza, senza lasciarci scoraggiare dalla consapevolezza che è – la saggezza – irragiungibile . Perchè quell’inseguimento senza esito, per tutta la vita, è la finalità della nostra presenza terrena.
Quindi andremo anche a votare , per raggiungere una solidità di speranze e di vita che – come la saggezza – non è realizzabile.
A nostra compensazione, c’è la consapevolezza che esiste e continuerà ad esistere una parte di umanità che voi , viaggiatrice della vita coltivatrice di bellezza- e il professore di greco coltivatore di lambascioni – rappresentate . Voci dal Salento, da conservare come ogni voce di ogni angolo del mondo che canti la speranza.
Amen
Aprile 5, 2008 a 12:36 pm
Divorato con gusto! Quanta freschezza e voglia di fare, spontaneità e grinta, disincanto per i vecchi modelli ma amore per l’essenza delle cose, per il bello.
)
In questo ultimo periodo “inciampo” spesso in autori del Salento, e ne sono contenta, trovo che abbiano la scintilla del nuovo, della voglia di ripartire su nuove basi. Non dovrebbe sorprendermi, visto la storia e le energie che scorrono in quella terra. C’è la spinta giusta, da non lasciare a sé stessa e anzi, da sostenere.
Un saluto.
Aprile 5, 2008 a 7:41 pm
Mi piace come scrivi, semplice, poetica ed essenziale.
Complimenti.
Aprile 6, 2008 a 11:51 am
caro Diego assolutamente, questo è anche uno spazio dove condividere pensieri e modi di guardare al mondo…benvenga ogni idea a pensiero!! Io dal canto mio voglio “sperare” che qualcosa cambi. Se a 27 anni, non riponessi almeno un briciolo di ottimismo nel mio e nostro futuro…bhè sarebbe “pericoloso”! Sorrido
Aprile 6, 2008 a 11:52 am
tayla, che dirti, lusingata da tali parole e pensieri….ti ringrazio anche a nome dei miei compaesani salentini allora!! eheheh
a presto
Aprile 6, 2008 a 11:53 am
Ivan grazie, ciò che scrivo è ciò che sono-in parte …
! benvenuto qui…felice di avere un altro lettore!
Aprile 6, 2008 a 12:11 pm
è strano ma fra tutte le immagini, simboli e icone della nostra classe politica, manca qualcosa che si possa davvero collegare a speranza e futuro. forse nemmeno i responsabili di marketing e immagine hanno avuto cuore di arrivare a tale ipocrisia..
Aprile 6, 2008 a 2:44 pm
un gran benvenuto…felice tu sia qui!
forse è esattamente come tu dici… sarà probabilmente stata la loro sottile “perdizione-vendetta”…:) eh sì….nulla evoca rinascita, e di Spes c’è solo un vaso rovesciato…
Però quando si tocca il fondo c’è una regola su tutte, ci si può rimboccare le maniche e ricominciare. Voglio, crederci. lo devo a me.