Archivio per Aprile, 2008

Falena

Posted in Poesia con i tag , , on Aprile 30, 2008 by ireneleo

 Immagine della rete. Se involontariamente siamo incorsi in quale violazione, scrivete e sarà rimossa. tanx!

 

Se tace l’alba appena,
si dispiega l’occhio della Luna
nel giorno monco di luce nuova.Sospese le dita,
ali in volo,
ombre nel lume dei tuoi occhi.

Appese le mie verità,
fronde oscillanti,
suonano.

Sono la piccolezza
della farfalla,
che muore,
ma eterno è il volo
nella coscienza
del bruco.

Irene Leo

Poesia pubblicata su:

Associazione Culturale Musa Calliope

 ASCOLTA LA VERSIONE AUDIO

La mia terra ha la rima alternata

Posted in Articoli con i tag , , , on Aprile 30, 2008 by ireneleo

Immagine proveniente dalla rete, e quindi di dominio pubblico. Ma se involontariamente siamo incorsi in qualche violazione, si prega di scriverci e la rimuoveremo.

Il sapore dell’alba. Credo che questo debba essere il primo sapore che va dal cuore alle labbra, di chi La guarda per la prima volta a medesima altezza di cuore, e morde feroce il bello ed il buono, con fame d’aria. E’ sensazione che ti inarca la schiena, ti da il brivido di un pugno allo stomaco, e l’ebbrezza aulica di un volo senza paracadute, senza para-lume, senza para-parole. Senza mezze misure. Ecco, questo sono quei cieli che si aprono da parte a parte nello sguardo tuo oh passante che miri. Dove non c’è silenzio vuoto, ma fiaccola irta e perenne di vita e morte, che brucia. Lei è nuda di stupide cappe, non porta calzari di condizioni e ma o se. Rifugge la luce artificiale ed ogni giorno ed ogni notte riveste la sua pelle odorosa e terrosa, di blu cobalto e ceruleo antico.

La voce… oh si, la sua voce è canto sgraziato a tratti privo di equilibri, eppure ti incanta, ti sfiora, ti tocca, ti penetra, ti trapassa, ti uccide. Ma non è forse dolce morire di sentimenti e carni e passioni, e questo e quello, se chi muove la mano, ti abita la mente? Non ama apparire fatua e leggera, rimesta la sua essenza alle pietre aguzze incastonate tra mura rizzute di sole ed il rosso tamburo della terra, chè chi si infranga le ginocchia cadendo, mescoli sangue e dolore a sentore di resurrezione. Le sue chiome sono le fronde degli olivi argentei sempre ballerini tra il dove ed il quando della musica pizzicosa e bruciante, che usciva dalla bocca di mia nonna, che la raccontava a me. Sì, io me la ricordo la sabbia sollevata dal vento che ti offende gli occhi, e la bellezza pura di un cardellino macchiato che ti sfrigola nelle orecchie ridendosela. E so che Ella mi appartiene, quanto io alla tramontana che spinge via le nuvole, ed il cielo te lo sbatte in faccia, come un piatto pulito smozzicato, dove intingere le dita, contando le briciole della nostalgica umanità. E siamo dei ai suoi occhi, e santi, e assassini, e niente, eppure siamo il tutto di una brace ardente di desiderio rancoroso. Quanto rancore c’è nella fragilità della paura di non dire e non fare mai abbastanza, nella paura dell’appartenenza che ti sfianca. E c’è il sole oggi alla mia finestra, è Lei.

E C’era il sole nella mia infanzia, ed un profumo di pomodori assolati di rosso canterino, là nei giardini dei miei ricordi. Ed un gatto, c’era sempre un gatto vagabondo come quelle api che ronzano tra il grano. Ed il mare, era acceso il mare come le risa mentre correvo per le strade. Una conchiglia nel pugno chiuso era il regalo più bello a fine estate da portar via, ed era dolce il sapore del vento ed il suono della banda di S. Rocco. C’era racchiuso allora in quelle ore probabilmente il senso di una vita intera, posata sulla base solida di una antica casa, dove una lucertola sgusciava magicamente in anfratti invisibili. Ed era, ed è mio il segreto delle radici, rosse, della taranta nera e severa, del tamburello, e del vento mai stanco, io lo so perchè ogni giorno il sole si perde lontano…io lo so.

E’ così letale il tuo nome mia amata… Terra, che lascia indietro chi il coraggio lo infila in tasche e fessure per dimenticarselo.

E non lo afferri, tu che guardi, il senso dell’aspro limone appeso e dondolante sul rampo ossuto, e non lo comprendi il frutto del fico d’india che cerca vita tra le spine, e non lo sai perchè un gabbiano per morire si infrange sul mare anche se pesce non è. Ma la mia terra non ha bisogno di perifrasi, e parafrasi, ti affonda nelle emozioni, e suona come una canzone.

La mia terra ha la rima alternata,(non baciata) perchè lei non bacia, ma si lascia baciare.

La mia terra è una Poesia.

Irene Leo

( Articolo pubblicato su “Il Paese Nuovo” del 10-05-2008 )

Dream On

Posted in Scheggia con i tag , on Aprile 29, 2008 by ireneleo

 

immagine prelevata dalla rete. In caso di involontaria violazione, scrivete e sarà rimossa.

…dream on, dream on, dream on,
dream yourself a dream come true
dream on, dream on, dream on,
and dream until your dream comes true
dream on…

Aerosmith

Libero pensiero

Posted in Dettaglio con i tag , , , on Aprile 28, 2008 by ireneleo

Immagine proveniente dalla rete, pertanto di dominio pubblico.Ma se siami incorsi in qualche violazione, comunicatecelo e la rimuoveremo,

Avere un animo complesso in un corpo semplice
è spesso dannazione e spesso fortuna.
Gli uomini banali si limitano alla semplicità
e lasciano le complicazioni
a quelli intelligenti.

Irene Leo

Gli Eroi del “niente”: quelli veri.

Posted in Articoli con i tag , , on Aprile 24, 2008 by ireneleo
Immagine di dominio pubblico presente nella rete. Se involontariamente siamo incorsi in qualche violazione, scrivete e sarà rimossa. tanx!
Dove sono gli eroi? Me lo chiedo spesso quando ogni giorno cerco là fuori l’eccezione che spezzi la regola della violenza, dell’innocenza violata, delle frodi. Una calzamaglia colorata, una soluzione forte che infondi coraggio e riabiliti con super poteri magari questo disequilibrio, questo presente che volge al declino. Non esistono più quelle generazioni di eroi ed eroine tutte lustrini e mantelli, figlie di menti da fumetto e fantascienza. Ovvero guardando troppo lontano non li vedremo mai. I veri eroi sono altri, sono gli eroi del “niente”. Sono i nostri padri, le nostre madri, siamo noi, gente che lavora e che spesso si uccide i sogni per sopravvivere, lottando ogni giorno, proteggendo i propri cari dalla vischiosità del male. Esseri umani che vedono sbattersi in faccia il dimezzamento dello stipendio o l’alternativa di un licenziamento, eppure rimangono, non mollano, tenendo duro per una famiglia che si portano sulle spalle. Ai loro figli insegnano l’umiltà del lavoro, e l’educazione del nulla dovuto, e accanto ai pantaloni rattoppati hanno sempre una carezza ricca di valori. Sono quelli che la spesa la fanno sì, ma con gli spiccioli in mano, negli ipermercati economici dove la “nurella”, il “mulino banco”, ed il “caffè taicaf” la fanno da padroni per assonanza con marche pubblicizzate in tv. Il tutto per far quadrare i conti, chè non è mica facile campare. Sono eroi del “niente”, eroi quotidiani che non si lasciano spezzare la dignità e l’onore, che resistono alla tentazione del soldo facile ma in maniera illecita sulle spalle di altri poveri cristiani. Quelli che sotto il sole si spaccano le ossa, il gradino più fermo della nostra società. Stringono la cinghia e le spese, per non essere pane per gli usurai, inforcando il coraggio di tornare a casa la sera con le tasche vuote e spesso anche il cuore vacante. Chè per mantenere in prima linea la voce dei diritti lottando, si perde sempre un pezzettino di animo, che è succhiato via dalle preoccupazioni, dai sé, da ma. Ecco, questa è una categoria di eroi veri e propri. Ma non li troveremo mai sui giornali, mai sulle pagine patinate di riviste e quotidiani, anzi a volte ci sono anche ma nei titoli della cronaca e la loro storia è tratteggiata sulle righe di notizie poco rosee ed allettanti, dalla memoria fatua che non durano più di un giorno nella mente dei “benpensanti”.E non vogliatemene Signori che siete lassù in “alto” se ritengo che sia più difficile mandare avanti una famiglia di mediamente quattro/cinque persone con meno di mille euro al mese, piuttosto che promulgare filosofie e sentenze nel governare un Paese intero. Il precariato è divenuto il male dei nostri anni ed il sacrificio una nuova chiave di lettura. Ma si fa finta di niente, si fa passare tutto sotto il nome di “normalità”, e chi detiene il potere sa come gestire “la cosa”. Ieri ascoltavo un pezzo in radio, credo fosse di Caparezza, che trovo sia attinente con il mio discorso. Una sorta di specchio dei nostri tempi è anche la musica, che si fa portavoce del grido di disperazione e di ribellione, come storia insegna. Ciò che ho sentito, mi ha fatto pensare a come la verità trovi vie semplici per manifestarsi. Cito a memoria una parte del pezzo in questione: “Sono un eroe, perchè lotto tutte le ore, perchè combatto per la pensione e proteggo i miei cari dagli usurai e dai cravattari… Né l’Uomo Ragno né Rocky né Rambo né Fini farebbero quello che faccio per i miei bambini…”

Possiamo affermare che non sia così?

Ma stiamo attenti a non scagliare la prima pietra.

Irene Leo

 ( Articolo pubblicato su “Il Paese Nuovo” del 24-04-2008 )

Frozen

Posted in Dettaglio con i tag , , on Aprile 22, 2008 by ireneleo

Immagine della rete. Se involontariamente siamo incorsi in quale violazione, scrivete e sarà rimossa. tanx!

Congelerò le mascelle del tempo.

Ha fame d’infinito.

(E’ troppo breve il giorno)

Io di sole.

Irene Leo

The Art of Persuasion

Posted in Articoli, Dettaglio con i tag , , , , on Aprile 16, 2008 by ireneleo

Immagine di dominio pubblico presente nella rete. Se involontariamente siamo incorsi in qualche violazione, scrivete e sarà rimossa. tanx!

Tu. Proprio tu che leggi. Credo tu l’abbia notata.  Si. La senti nei tuoi pensieri, carezzevole, densa, vitale. Che cosa? La sottile e penetrante energia che si diffonde tra le parole. Quella che non ti fa chiudere gli occhi mentre è quasi l’alba e tu non riesci a mettere via quel libro, il “tuo”. Quella che ti fa galleggiare tra le sensazioni evocate, chiare e spiazzanti di una lirica nella metrica del verso e nella flessuosità della sua musica, o che ti uccide, ti ferisce, ti rapisce senza pace sulle note di una variazione in prosa. E’ arte caro lettore. Una rapida intelligenza costruttiva che ti smorza, e ti regala le chiavi di un mondo alternativo ma vero, che diventa tuo. E’ come se la realtà onirica che ti porti dentro, trovasse terreno fertile per germogliare sotto un sole notturno crepuscolare e silenzioso. E’ persuasione, “seduzione” celata tra gli spazi bianchi, le lettere, la congiunzione delle parole scritte e la mente che le ha messe al mondo. Ovvero il volto di una verità che ti entra nelle carni lettore,  ma senza far male. Una verità che ti lascia addosso il frammento di un universo pronto a raccontarsi, che difficilmente scorderai.

(Sperimentiamo.)

Immaginate una bottiglia di Nero d’Avola. Ve la rigirate tra le mani, strofinando via la polvere sottile del tempo dalla voluttuosa forma vitrea. Sfilate delicatamente il sughero laccato di rosso, per sentirvi inebriati da un bouquet gustoso che vi sfiora  e vi procura un audace desiderio, promettendovi sapori intensi ed un brivido di peccato. Il calice che vi siete procurati è di fronte a voi e sembra un’induzione al piacere delle vostre papille gustative. Colore rosso-bruno, come velluto che racchiude e svela un cuore tenero e nudo più tenue che gronda ora nel vostro palato lentamente e poi rimane sulle labbra come una carezza che scivola oltre e…

Stop!

Ti avrà “persuaso” quanto hai letto caro lettore?

(Eppure è “solo” scrittura.)

Irene Leo

( Articolo pubblicato su “Il Paese nuovo” del 20-04-2008  )

Infanzia Salentina

Posted in Dettaglio con i tag , , , on Aprile 10, 2008 by ireneleo

Immagine della rete. Se involontariamente siamo incorsi in quale violazione, scrivete e sarà rimossa. tanx!

C’era il sole nella mia infanzia, ed un profumo di pomodori assolati di rosso canterino, là nei giardini dei miei ricordi. Ed un gatto, c’era sempre un gatto vagabondo come quelle api che ronzano tra il grano. Ed il mare, era acceso il mare come le risa mentre correvo per le strade di un Salento mio. Una conchiglia nel pugno chiuso era il regalo più bello a fine estate da portar via, ed era dolce il sapore del vento  ed il suono della banda di S. Rocco. C’era racchiuso allora in quelle ore probabilmente ciò che sarebbe divenuto il senso di una vita intera, posata sulla base solida di una antico muretto a secco, dove una lucertola sgusciava magicamente in fessure invisibili. Io l’ho scoperto il segreto delle radici, rosse, della taranta nera e severa, del tamburello, e del vento mai stanco, io lo so perchè ogni giorno il sole si perde lontano nella luce, ma shhhh tacerò.  La magia non si racconta, è promessa alla terra che mi vide nascere, e mi vede crescere. Una promessa nascosta e contraddittoria come un tenero giglio che sorge tra l’arsura della sabbia.

Irene Leo

Brûler

Posted in Poesia con i tag , , , on Aprile 8, 2008 by ireneleo
Copy left_Immagine proveniente dalla rete. Se involontariamente siamo incorsi in qualche violazione, scrivete e rimuoveremo l'immagine.

Nous sommes la flamme d’une chandelle.

Claire comme le jour.

Nous sommes la même lumière.

De plus en plus forte.

Nous sommes la même chose,

âme de mon âme.

Irene Leo

Pensiero d’autore.

Posted in Scheggia con i tag , , on Aprile 6, 2008 by ireneleo

Copy left_Immagine proveniente dalla rete. Se involontariamente siamo incorsi in qualche violazione, scrivete e rimuoveremo l'immagine.

Qualunque viaggio noi intraprendiamo, noi inseguiamo la felicità. Ma la felicità è qui.

Orazio Flacco.