Su Antonella Anedda

“Dal Balcone del Corpo” di Antonella Anedda

*

 

 

“…Noi viviamo per schegge

che spostandosi frantumano l’io e il voi

e il più delle volte lasciano intatto solo il paesaggio”.

Lascia che la terza persona parli e che loro rispondano:

“Noi abbiamo i nostri giudici. Fitti come uccelli negli alberi.

Le loro voci si confondono.

Uno è più severo degli altri. Uno è più mite

(nostro padre era un giudice).

 Ora fai che il plurale si ritragga

indietreggi, dica di nuovo: io

Antonella Anedda

(Coro, Dal Balcone del Corpo) 

Trovo sia difficile al giorno d’oggi in fatto di poesia, trovare il nuovo, correre verso qualcosa di assolutamente personale e mai affrontato. Senza voler peccare di presunzione, sono state poche le volte che  leggendo liriche e versi su versi, mi si è manifestata sotto forma di stupore o originalità la Musa, anche in autori dalla bella penna. Parlo di poesia contemporanea, ed  essendo io stessa nella contemporaneità l’ottica per affrontare tale argomento risulta interna e vicina. Mi viene alla mente un’intervista di Sanguineti di qualche tempo fa, nella quale enunciava e denunciava  tali tematiche e situazioni. L’editoria non ha voglia di giocare sull’imprevedibile, e molto spesso punta su poetiche preconfezionate e di sicuro impatto, portando ad un modus che pare un cane, che si morde la coda. “Il mio stile è non avere stile”, diceva e poi ancora “ Si continua a tornare all’ordine, quando invece bisogna tornare a quel disordine”.  Sanguineti non sbagliava, c’è però unitamente a quanto detto anche il timore da parte degli autori a sperimentare nuovi linguaggi, per il solito discorso del mercato, dell’industria,senza dimenticare la paura che a volte diventa maschera dietro cui celare la mancanza di quel quid . Sono molti gli autori che fanno  scrittura, ma pochi quelli che afferrano il verso facendolo proprio, dandogli il senso profondo della loro anima e della loro ottica. Ammettendo d’essere  diventata personalmente un severo censore  (anche nei confronti della mia stessa produzione poetico-letteraria)dunque  leggo cercando nelle “mie” letture il brivido, la fiaccola nel buio, ma soprattutto l’essere umano. Non è meramente “questione di stile”-e mi riallaccio a Sanguineti- ma di manifestare se stessi, senza remora, il resto è conseguenza. E’ accaduto però di recente che i miei occhi abbiano brillato, e non solo i miei, visto il Premio che quest’autore, anzi autrice per la precisione, ha conquistato con una motivazione concreta al di là delle belle ed infiocchettate parole:”… scrive versi che esplorano le necessità biologiche dell’esistenza”(…). Questo è uno stralcio del motivo con il quale è stato attribuito ad Antonella Anedda,( straordinaria poetessa contemporanea  romano – sarda), il “Premio Napoli”, per il suo “Al balcone del Corpo”, raccolta di poesie edita Mondadori 2007. Vi dirò, sono una lettrice empatica e lunatica, ma molto diretta nei miei giudizi e nelle mie analisi. Le parole raccontate in versi dell’Anedda scalfiscono a fondo la superficie delle sensazioni, e l’inconsistente riacquista spessore, e l’ineffabile proprio della poesia si scioglie in concretezza. E’ un flusso continuo quello del balcone del corpo, unico mezzo con cui ci si rapporta al mondo. Per giungere all’anima, quell’esistenza che ci ruota attorno, passa attraverso le strutture fisiche del nostro corpo. Il verso è privo di bizzarre macchinazioni, non trovi il sentore di rose e viole tra le sue parole, ma odori veri che ti fioriscono negli occhi e li catturano. Avverti una voce, una persistente  onda, che è pianto, dolore, albero, casa, un’anima che vive nella memoria degli oggetti . E’ personale la sua scrittura, realmente forma di un modo d’essere, ed il lettore l’avverte subito questa sintonia, questa accordanza di doppia verità tra autore e fruitore. Mi piace a tal proposito riprendere una mia precedente  recensione spontanea,  (parte di essa in realtà )sempre a proposito del “Al balcone del corpo”, letto, bruciato e gustato nel giro di poche ore:

…Un lume sul comodino, acceso, ed una famelica ossessiva voglia di spogliare le parole. Giungere al nocciolo. Pare di ascoltare la voce dell’autrice: vita, morte, amore vestito di vita e di morte.
Affacciarsi al balcone per mirare l’anima delle cose attorno fuori di noi, con occhi diversi. Cose uguali ed occhi diversi.
“Quando ci siamo abituati a vedere?”
Forse noi non vediamo, guardiamo soltanto.
Ho visto, ho sentito il suono profondo del dire di un’anima che oscilla tra i versi sciolti di un versificare nuovo, personale, dolente eppure non arrendevole. Poesia che ti lega le braccia, le gambe, ti impedisce di allontanarti dalla cose viste e vissute.
La storia di un pezzo di vita, o di tutta una vita. Riposta, malamente nascosta, come in armadio semiaperto.
E’ stracciare la quotidianità per te che leggi e vai via, che rubi e vai via, che fai tua ogni pagina e resti, facendone mattone del tuo passo.
C’è il profumo-come per un buon vino di un bouquet sapido, secco, narrativo. Il dolore è la chiave che brucia, che macchia, eppure è pietra di volta che pesa, spezza, frammenta ma ricongiunge.
Una sospensione disincantata  del mondo, a tratti mistica diviene, come  spiegazione di chi spingendosi oltre il varco porta  nel suo dolore il significato più profondo del mondo.
Non è il crogiolo di voci là fuori a delineare la pelle e i confini di un uomo o di una donna, siamo noi ad alimentare i nostri confini sbirciando e scrutando il mistero dell’esistenza affacciati dal balcone del corpo.
 

Clicca qui per ascoltare in real player la lirica Donna che scrive – tratta Dal Balcone del Corpo 

Irene Leo

( Articolo pubblicato su “Il Paese nuovo” del 11-04-2008  )

2 Risposte a “Su Antonella Anedda”

  1. Mi sono presa il tempo giusto per leggerla, ne valeva la pena.
    E’ come un filo che ti accompagna in luoghi del cuore che conosci ma che talvolta non sai definire, ti prende per mano e te li mostra sotto luci che non avevi saputo cogliere da sola.

    “siamo noi a delineare i nostri confini sbirciando e scrutando il mistero dell’esistenza affacciati al balcone del corpo”

    davvero bella e intensa questa descrizione…

  2. ireneleo Dice:

    Grazie tay….
    che dirti è una gran donna, oltre che una grande poetessa, ma è inevitabile, dietro parole vere ci sono sempre persone vere!

    Un saluto

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