Ossidiana Nera #1

La guerriera della verità sciolse le sue lunghe trecce scure, prima di accompagnare al passo pensieri notturni di lune e stelle fumanti . Posò la pesante armatura dinnanzi alla costellazione di Eridanus e rimase silente a contemplare la lunga distesa di voci fluttanti screziate di bianco. Aironi dagli occhi rosso carminio e poco più in là fuochi fatui di cartamomo ridenti. Ella respirò e trattenne in sè le visioni cruente della battaglia ancora un attimo, prima di farle volare altrove, via, sulla lama tagliente e sottile dell’orizzonte. I suoi occhi si tinsero di impulsi nuovi, ed aprendo le braccia si lasciò cadere, sprofondando tra la terra e gli umori di muschio e viole ormai in declino, nella bassa fanghiglia consunta dal tempo e irrigata dalla pioggia di volti e nomi. Nel petto un boato di tamburo, e sulle labbra il sapore antico del mare, padre suo. Ella attendeva la pace, e con essa il destriero striato che sarebbe giunto dinnanzi alla Luna, e l’abbraccio inconfondibile del Cavaliere che sull’indice della mano sinistra portava il segno aureo di una storia. Una pietra nera. Nera come i suoi occhi, specchio di una torcia ardente e costante all’interno di un’Oscurità prossima alla luce.
Irene Leo
Marzo 26, 2008 a 12:38 pm
E’ strano come siano vivide in noi le immagini di una battaglia.
Seppur cruenta pare porti con sè anche l’onore e la lealtà. Nonostante si aneli alla pace e alla libertà è come fossimo inconsapevolmente certi che non ci sarà nè l’una nè l’altra se prima non combattiamo le nostre battaglie, i nostri draghi, i nostri nemici interiori.
E forse è anche vero che se la battaglia non l’hai vissuta, se non diventa parte di te, se non è profondamente tua, non la puoi lasciare andare…
Quello che resta dopo averla vissuta è ciò che siamo, allora il vero essere umano che è in noi può vestire i panni di un cavaliere dagli occhi color ossidiana… Non è qualcuno che attendiamo, non è un altro. Siamo sempre noi.
ps. questa è solo una piccola riflessione personale che mi hai suggerito. il tuo pezzo invece è molto intenso.
Marzo 26, 2008 a 1:14 pm
Ti ringrazio Tayla, per la personalissima riflessione ispirata dal mio semplice racconto.
Un saluto.
Marzo 26, 2008 a 1:30 pm
La vedo più come un’idea. Bella dal punto di vista letterario o filosofico, ma non verificabile nella realtà.
Traducendo in vita quotidiana: ogni volta che si affronta un problema pensare che quello dopo sarà più grande può essere un modo per caricarci e armarci per affrontarlo oppure un modo per convincerci a lasciar perdere. In entrambi i casi la realtà di quel problema è distorta dalla percezione che abbiamo di essa. Solo quando ci sei in mezzo puoi sapere di che si tratta.
Oops… scusa. Mi hai invitata a nozze con questa riflessione e forse sono stata un tantino invadente.
Marzo 26, 2008 a 1:31 pm
ehmm… così non regge il mio secondo commento
cancellalo pure
Marzo 26, 2008 a 6:39 pm
Cara Irene, perdona il lungo silenzio!!!
sono in una nuova avventura… imparo a fare il giornalista, non è mai troppo tardi… è come una droga non vuoi mai smettere quando sei lì. Una macchina sempre in moto un quotidiano. Un nuovo quotidiano, tutto da creare… ogni giorno: Si chiama il paese nuovo… pretenzioso! Un po’.
Se ti va MI FAREBBE PIACERE OSPITARTI…
mi aiutano per adesso elisabetta liguori e il nostro luciano…
quei pensieri sull’essere precario…
o altri pensieri…
un caro caro caro
saluto
mauro
Marzo 26, 2008 a 6:58 pm
@Tay il bello della scrittura è questo ci puoi cogliere mille specchi, ma in primis ci cogli te stesso.
Marzo 26, 2008 a 6:59 pm
Mauro è una bella bella notizia, bè ora ti rispondo in e-mail!! In bocca al lupo intanto per questa nuova avventura!!
Marzo 26, 2008 a 7:41 pm
concordo, assolutamente.
ps. però il secondo commento si riferisce a parte della tua risposta che poi hai cancellato non al post… per questo ti ho detto che potevi toglierlo, senza quella parte non regge…
Marzo 26, 2008 a 7:44 pm
capisco….opsss
è successo allora quando mi è partito “invio” ed ha postato un commento che ancora valutavo….
bè chiarito l’equivoco, non v’è nulla da cancellare allora!
ciao tay!
Marzo 26, 2008 a 7:45 pm
La prima cosa che appare è la fotografia e io mi fermo a guardarla incantata, e penso all’albero senza foglie, pare piegato dal vento, come se il vento lo avesse spogliato ma non abbattuto, in questo albero vedo la battaglia, ha perso le foglie, si è stortato ma non spezzato. Poi leggo il tuo racconto, sì la vita è un’eterna lotta, ma anche bellezza, la si intravede nel chiarore lontano dell’alba, un’oscurità prossima alla luce, mi piace molto questa frase, dà speranza. Ciao carissima, un abbraccio Lucia
Marzo 26, 2008 a 7:59 pm
Sai cara Lucia…penso che nel buio ci sia sempre uno spiraglio latente di luce…pronta a fiorire. Forse è lo sguardo dell’ottimista che guarda al tramonto come presagio di alba che attende! Che felice che sono di averti qui con me!!