Autre temps

Non Vi conosco Messere,
nè Voi conoscete il volto mio, i miei occhi, o il mio sembiante. Ma a volte questo nostro incedere su vie a noi sconosciute, un pò per diletto, o vana ricerca , porta noi su sentieri agrumati di sogni e letizia. E l’incontro diventa insospettabile ed improvviso. La Vostra lettera, un dì, giunse tra il roseto del mio giardino, e la polla chiara del laghetto di ninfee che lo accoglie. Giunse con lo zefiro tiepido di Madonna Primavera. Persa da chi non la colse, o rubata senza colpa da un fato che move i giorni nella sua mercede. Me ne scuso per l’audacia del mio gesto e per l’ardire del cuore, che sfogliò le Vostre parole. Non era nell’intenzione delle mie mani rompere il velo della bellezza che vi albeggia in trasparenza, ma solo il sigillo ch’essa portava, per carpirne il mistero, e restituire la Vostra anima, a Colei alla quale appartiene. Volle fortemente, la volontà mia, su ogni cosa, preservarla dall’indegna fine che l’avrebbe attesa in balia di altri venti. La Vostra Lettera, non giunse alla Vostra diletta, che mi par d’intendere bramate ed amate con tutto Voi stesso. Oh labbra impavide le mie, che pronunciano sentenze senza sapere! Scusate…Ma parla Amore, lieta favella senza tempo, senza dazio. Un solo incedere, un solo volto, un solo profumo, quello di Amore.Riconosco nel Vostro dire, la trepidazione accesa, e fatua, che m’innamorò anni orsono, una novella, che ora, ingiallita è divenuta companatico di giorni infiniti, e grigi come le nubi di queste ore.Una malinconia effimera, ma come nettare d’ambrosia, grondante, dall’aurea coppa dei desideri.Raccolgo le vostre parole, come orfano usignolo tra le siepi, per restituire alle sue ali il volo, e l’aere.Vi restituisco la Vostra missiva, e con essa la luce e l’emozione che Voi avete destato in Animo che attendeva un segno.Me ne dispiace, che non a Colei che corona il vostro giorno come la luce febea, sia giunta. Ma a me medesima. Semplice viso chiaro, tra innumerevoli visi di donna. Ma a questa donna, avete regalato di Spes Ultima Dea, il sorriso…fiorito su un vaso scoperchiato, dall’esistenza. A volte dal gusto d’ assenzio, di cui mi avete fatto scordare il sapore per un istante, infinito. Vostra Devota, d’ora, per tutte le ore a venire.
Saint-Lunaire, addì 12 marzo 1907
Irene Leo