Archivio per Marzo, 2008

Su Antonella Anedda

Posted in Articoli, Letterature&Recensioni con i tag , , , , on Marzo 30, 2008 by ireneleo

“Dal Balcone del Corpo” di Antonella Anedda

*

 

 

“…Noi viviamo per schegge

che spostandosi frantumano l’io e il voi

e il più delle volte lasciano intatto solo il paesaggio”.

Lascia che la terza persona parli e che loro rispondano:

“Noi abbiamo i nostri giudici. Fitti come uccelli negli alberi.

Le loro voci si confondono.

Uno è più severo degli altri. Uno è più mite

(nostro padre era un giudice).

 Ora fai che il plurale si ritragga

indietreggi, dica di nuovo: io

Antonella Anedda

(Coro, Dal Balcone del Corpo) 

Trovo sia difficile al giorno d’oggi in fatto di poesia, trovare il nuovo, correre verso qualcosa di assolutamente personale e mai affrontato. Senza voler peccare di presunzione, sono state poche le volte che  leggendo liriche e versi su versi, mi si è manifestata sotto forma di stupore o originalità la Musa, anche in autori dalla bella penna. Parlo di poesia contemporanea, ed  essendo io stessa nella contemporaneità l’ottica per affrontare tale argomento risulta interna e vicina. Mi viene alla mente un’intervista di Sanguineti di qualche tempo fa, nella quale enunciava e denunciava  tali tematiche e situazioni. L’editoria non ha voglia di giocare sull’imprevedibile, e molto spesso punta su poetiche preconfezionate e di sicuro impatto, portando ad un modus che pare un cane, che si morde la coda. “Il mio stile è non avere stile”, diceva e poi ancora “ Si continua a tornare all’ordine, quando invece bisogna tornare a quel disordine”.  Sanguineti non sbagliava, c’è però unitamente a quanto detto anche il timore da parte degli autori a sperimentare nuovi linguaggi, per il solito discorso del mercato, dell’industria,senza dimenticare la paura che a volte diventa maschera dietro cui celare la mancanza di quel quid . Sono molti gli autori che fanno  scrittura, ma pochi quelli che afferrano il verso facendolo proprio, dandogli il senso profondo della loro anima e della loro ottica. Ammettendo d’essere  diventata personalmente un severo censore  (anche nei confronti della mia stessa produzione poetico-letteraria)dunque  leggo cercando nelle “mie” letture il brivido, la fiaccola nel buio, ma soprattutto l’essere umano. Non è meramente “questione di stile”-e mi riallaccio a Sanguineti- ma di manifestare se stessi, senza remora, il resto è conseguenza. E’ accaduto però di recente che i miei occhi abbiano brillato, e non solo i miei, visto il Premio che quest’autore, anzi autrice per la precisione, ha conquistato con una motivazione concreta al di là delle belle ed infiocchettate parole:”… scrive versi che esplorano le necessità biologiche dell’esistenza”(…). Questo è uno stralcio del motivo con il quale è stato attribuito ad Antonella Anedda,( straordinaria poetessa contemporanea  romano – sarda), il “Premio Napoli”, per il suo “Al balcone del Corpo”, raccolta di poesie edita Mondadori 2007. Vi dirò, sono una lettrice empatica e lunatica, ma molto diretta nei miei giudizi e nelle mie analisi. Le parole raccontate in versi dell’Anedda scalfiscono a fondo la superficie delle sensazioni, e l’inconsistente riacquista spessore, e l’ineffabile proprio della poesia si scioglie in concretezza. E’ un flusso continuo quello del balcone del corpo, unico mezzo con cui ci si rapporta al mondo. Per giungere all’anima, quell’esistenza che ci ruota attorno, passa attraverso le strutture fisiche del nostro corpo. Il verso è privo di bizzarre macchinazioni, non trovi il sentore di rose e viole tra le sue parole, ma odori veri che ti fioriscono negli occhi e li catturano. Avverti una voce, una persistente  onda, che è pianto, dolore, albero, casa, un’anima che vive nella memoria degli oggetti . E’ personale la sua scrittura, realmente forma di un modo d’essere, ed il lettore l’avverte subito questa sintonia, questa accordanza di doppia verità tra autore e fruitore. Mi piace a tal proposito riprendere una mia precedente  recensione spontanea,  (parte di essa in realtà )sempre a proposito del “Al balcone del corpo”, letto, bruciato e gustato nel giro di poche ore:

…Un lume sul comodino, acceso, ed una famelica ossessiva voglia di spogliare le parole. Giungere al nocciolo. Pare di ascoltare la voce dell’autrice: vita, morte, amore vestito di vita e di morte.
Affacciarsi al balcone per mirare l’anima delle cose attorno fuori di noi, con occhi diversi. Cose uguali ed occhi diversi.
“Quando ci siamo abituati a vedere?”
Forse noi non vediamo, guardiamo soltanto.
Ho visto, ho sentito il suono profondo del dire di un’anima che oscilla tra i versi sciolti di un versificare nuovo, personale, dolente eppure non arrendevole. Poesia che ti lega le braccia, le gambe, ti impedisce di allontanarti dalla cose viste e vissute.
La storia di un pezzo di vita, o di tutta una vita. Riposta, malamente nascosta, come in armadio semiaperto.
E’ stracciare la quotidianità per te che leggi e vai via, che rubi e vai via, che fai tua ogni pagina e resti, facendone mattone del tuo passo.
C’è il profumo-come per un buon vino di un bouquet sapido, secco, narrativo. Il dolore è la chiave che brucia, che macchia, eppure è pietra di volta che pesa, spezza, frammenta ma ricongiunge.
Una sospensione disincantata  del mondo, a tratti mistica diviene, come  spiegazione di chi spingendosi oltre il varco porta  nel suo dolore il significato più profondo del mondo.
Non è il crogiolo di voci là fuori a delineare la pelle e i confini di un uomo o di una donna, siamo noi ad alimentare i nostri confini sbirciando e scrutando il mistero dell’esistenza affacciati dal balcone del corpo.
 

Clicca qui per ascoltare in real player la lirica Donna che scrive – tratta Dal Balcone del Corpo 

Irene Leo

( Articolo pubblicato su “Il Paese nuovo” del 11-04-2008  )

Ishtar’s theme

Posted in Racconti con i tag , , on Marzo 27, 2008 by ireneleo

 

 Esalava l’Oriente briciole di sabbia lontana, scintille mal riposte su paglia stordita dal vento, anelavano gli occhi grandezze ed altezze. In quel tempo le stelle nella notte nera di silenzi si incuneavano in prismi e disegni profetici e le bufale bianche correvano libere sulle rive dei grandi fiumi nutriti dai Monsoni. Nell’ora in cui il tempo arresta il passo, nacque una perla luminosa decisa a portare con il suo soffio un’onda oltre la quiete, un colore oltre il grigio, un sole assordante, una guerra nella Pace. Priva di veli, ella posò il piede virgineo nel mondo degli umani, e ad occhi chiusi volse solo il cuore verso la sua strada. Avrebbe scombinato le regole e ridato un non ordine a tutte le cose. Ah gli uomini così presi dalla volontà di dover spiegare le mille sfaccettature dell’esistere, e poi dimentichi del loro credo atavico affondano piangendo nelle loro miserie, tutte le volte. Eppure l’ordine, il pragmatismo, le regole avevano reso infimo il meraviglioso giardino loro concesso, e nonostante questo essi avvolgevano i loro giorni in pergamene di ratio. Ella indossava i manti rossi della terra arsa ed il candore delle sete che traboccavano dal ceruleo incanto dell’orizzonte. Negli occhi richiusi fiammelle d’ambra accese ardevano ad incendiare colpe prossime e false promesse, sulle labbra rubizze il profumo delle orchidee, e tra i capelli d’onice spighe di grano a nutrire la mente. Ella avanzò nell’alba lentamente, ridestando il moto sussultorio d’ogni atomo, passò e rovesciò il vaso pandoreo, arrestò il tedio, uccise la regola, nutrì il sonno di sogni, la gola di desiderio, le mani di pane caldo, e fu morte, e fu novella vita. E dal caos nacquero stelle danzanti,  nella cenere fiorirono ridenti rose a far da corona al senso del respiro, ed ella aprì gli occhi accendendo la Luna.

Irene Leo

Dettagli

Posted in Dettaglio, Photo, Pixel con i tag , , on Marzo 26, 2008 by ireneleo

Drops-Foto di Irene Ester Leo

“La mia è la terra del sole anche quando piove”

Foto di Irene Ester Leo

Ossidiana Nera #1

Posted in Racconti con i tag , , on Marzo 25, 2008 by ireneleo

 

La guerriera della verità sciolse le sue lunghe trecce scure, prima di accompagnare al passo pensieri notturni di lune e stelle fumanti . Posò la pesante armatura dinnanzi alla costellazione di Eridanus e rimase silente a contemplare la lunga distesa di voci fluttanti screziate di bianco. Aironi dagli occhi rosso carminio e poco più in là fuochi fatui di cartamomo ridenti. Ella respirò e trattenne in sè le visioni cruente della battaglia  ancora un attimo, prima di farle volare altrove, via, sulla lama tagliente e sottile dell’orizzonte. I suoi occhi si tinsero di impulsi nuovi, ed aprendo le braccia si lasciò cadere, sprofondando tra la terra e gli umori di muschio e viole ormai in declino, nella bassa fanghiglia consunta dal tempo e irrigata dalla pioggia di volti e nomi. Nel petto un boato di tamburo, e sulle labbra il sapore antico del mare, padre suo. Ella attendeva la pace, e con essa il destriero striato che sarebbe giunto dinnanzi alla Luna, e l’abbraccio inconfondibile del Cavaliere che sull’indice della mano sinistra portava il segno aureo di una storia. Una pietra  nera. Nera come i suoi occhi, specchio di una  torcia ardente e costante all’interno di un’Oscurità prossima alla  luce.

Irene Leo

Sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 23 marzo 2008

Posted in Articoli, Dettaglio on Marzo 25, 2008 by ireneleo

Ebbene, ennesima sorpresa. Esattamente. Se avete intuito dal titolo del post a che cosa mi riferisco, sappiate che è così. Non ne sapevo nulla. Ho inviato una mail di disappunto a diverse redazioni cartacee stavolta, tanto per par condicio dopo l’intervista andata in onda su Italia Uno l’1 febbraio.

Ricevo una telefonata di auguri da un amico, che è anche abituale lettore della Gazzetta del Mezzogiorno, con una noticina a quasi fine conversazione: “Complimenti Irene per il tuo articolo, quello sulla Gazzetta!”. Peccato non ne sapessi nulla, caduta letteralmente dalle nuvole! Corro a comprare il giornale. Ed eccomi. Eccomi là in prima pagina sull’edizione nazionale!

Un occhiello che continua all’interno del giornale, e che riporta integralmente il testo della mail spedita quasi un mese addietro, a voi:

E’ bello sapere che in fondo si è ascoltati, che poi nulla cade nel vuoto, che bisogna smuovere le acque e che non possiamo additare la nostra società come colpevole, perchè noi siamo quella società! Abbiamo un dovere, impegnarci. Ecco il motivo della pubblicazione di tale post. Non abbiate mai paura di dire la vostra e di esporre la vostra verità, abbiate il coraggio di metterci la faccia in tutto quello che fate, e non mollate.

Irene Leo

Su Ieratico Poietico-Stefano Donno

Posted in Letterature&Recensioni con i tag , , , , , , , on Marzo 21, 2008 by ireneleo

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...”Parole sicure

facili muse

sopra la neve

idee a mille sillabe

spartito musicale

grande annunciazione

canestri di fede

tacciono come dimore

traslate

su zolle vogliose

di un destino infame

chiuso dalle rimembranze..”

La Poesia è un vestito. Affermazione banale forse. Ma rende l’idea. Mi spiego. Una veste prende la forma di chi la indossa, creando curve più o meno evidenti in base alla flessuosità della Psychè di chi la incontra. Appare così un’anima al cospetto di se stessa se rimaniamo sospesi all’apparenza soltanto di questo Poema, ma siamo sicuri sia solo questo? Siamo sicuri Che Donno abbia “solo” voluto raccontare se stesso? Per una mente poco “allenata” alla poesia, la risposta potrebbe risultare come un sì. Attenzione. L’autore  adotta una visione diretta di un mondo descritto con occhi “rap”, che mirano a denunciare, e non esaltano nulla di quello che incontrano, ma in verità è Poesia che posatasi sulla complessa struttura mentale dell’Autore diventa liquida ed indaga un mondo, e poi un altro ed un altro ancora. Bisogna svuotarsi per riempirsi di vita, bisogna mettere da parte se stessi, per fare della Parola stendardo beat. Il nuovo fiorisce sulla coltre del quotidiano, perché non importa cosa ma come. Il linguaggio poetico è slegato e pare intrecciarsi alle virtù visionarie delle parole. In Ieratico Poietico il flusso di immagini è costante, e come un filo d’Arianna che il lettore man mano lega a sé, in un gioco di specchi in cui la voce narrante è la sua voce, gli occhi guardanti i suoi occhi, le mani toccanti le sue mani, la pelle fremente la sua pelle, e la città non luogo, casa sua. Di casa nostra noi conosciamo ogni millimetro quadrato così come del reale presente qui esposto, non siamo esterni, ma interni, abitanti delle nostalgie delle stanze della mente. Ma nulla è fermo qui. Tutto respira e si fa nervatura umana, pensiero, movimento, riflessione. A proposito di quest’ultimo concetto. Proviamo a riflettere sul “nome e cognome” di questo lavoro che l’Autore ci presenta. (C’è chi disse una volta che il titolo di un libro è la filosofia del libro).Dunque Ieratico ovvero Ieratikòs , dal greco sacerdotale, una forma di scrittura impiegata per conservare sui papiri in primis, una sapienza antica attraverso una forma particolare di linguaggio anch’esso antico , e poi Poietico da poièsi dal greco Póiēsis,  creare, che indica l’attività creatrice dello spirito.  Ma Ieratico è anche lo sguardo di quelle belle e splendide icone bizantine che non si lasciano guardare ma guardano, con occhi fissi. Fissità in antitesi con creazione. Siamo di fronte ad uno scrivere poetico che trae le sue radici dalle profondità siderali dell’anima, come tutta la Poesia solitamente, ma tale “estrazione” non è “astrazione”, è mediazione perché il poeta si fa strumento. Si fa voce. Voce delle voci. E Si è travolti da quest’onda,ed il lettore beve tutta d’un sorso la Verità di Donno, ovvero questa oscillante meditazione sui moti del vivere che assume carattere universale ma autentico.

Ci sono storie che non devono essere raccontate , e La poesia è tutta una bugia… ma Talvolta/ci si sente ardere/su dei ceppi accesi/e non bastano/ore intere/per scrivere.

E’ vero non basta il tempo. E’ un cerchio questo scrivere che ammette un incipit ma non finali attesi, perché la coscienza della rivelazione è nel viaggio che dall’esterno porta dentro noi stessi.

Irene Leo

P.S: Ringrazio Stefano d’avermi concesso in anteprima la lettura del suo interessante e particolarissimo lavoro.

STEFANO DONNO

ha pubblicato la raccolta di poesie Sturm and Pulp (Lecce, 1998); Edoardo De Candia, considerazioni inattuali (Lecce, 1999); il romanzo Se Hank avesse incontrato Anais (Lecce, 1999); Monologo – + (Copertino, 2001); la raccolta di racconti Sliding Zone (Lecce, 2002); il saggio L’Altro Novecento -giovane letteratura salentina dal 2002 al 2004 (Lecce, 2004). Suoi contributi di prosa e poesia sono presenti in diverse antologie. Ha collaborato con saggi critici a varie riviste. Il blog dell’autore: http://stefanodonno.blogspot.com

IERATICO POIETICO di STEFANO DONNO

Introduzione di Luciano Pagano. Besa Editrice-I poeti del Poet/Bar a cura di Mauro Marino.

ISBN 978-88-497-0526-3, Euro 5,00.

www.besaeditrice.it

In Uscita in tutte le librerie il 31 marzo.

Senso (21 marzo-Giornata Mondiale della Poesia)

Posted in Poesia con i tag , , , , , on Marzo 21, 2008 by ireneleo

 

E la prima parola in me, fu Poesia.

Il tutto violento che stritola  la paura

la noia, l’afflizione.

Di mansueto canto alla Luna soltanto,

di dente cariato di miele,

di piano discorde,

non sa il tuo senso o Musa,

che massacra  e le ombre mietono

briciole lasciate,

pietre increspate,

segni oscillanti

tratteggiati per me.

Sui miei occhi, falde pronte a cantare

tra le voci,

 congiunsi il tuo umore di sole.

Embrione di vita,

eri  sulle labbra ridenti,

e ti vidi,

io.

Irene Leo

New Contest Fotografico “La notte”, su Inbiancoenero.com

Posted in Comunicato con i tag , , , , , , , on Marzo 20, 2008 by ireneleo

 

Se la notte avesse vissuto la propria armonia nel colore, questa nostra idea, non sarebbe vissuta più di un sospiro. La scala di grigi è la nostra indole e la festa del primo anniversario del nostro sito. Inbiancoenero.com è la voce di chi sa mettere in discussione la propria creatività attraverso le immagini trasmesse dal cuore fino all’entusiasmante esposizione nella “ vostra “ galleria.
Noi della redazione, cercando di sviluppare quelle che sono le promesse – pensiamo questo delle nostre proposte -, abbiamo pensato di proporre un nuovo contest che avrà come incentivo un premio autofinanziato da noi amministratori del sito, e che proporrà una nuova modalità di giudizio per quando riguarda la foto vincitrice del contest.
Non sarà un premio a riconfermarci la vostra voglia di vivere in gruppo; tuttavia, proponiamo un piccolo regalo, che a nostro parere, è un ringraziamento partorito dal vostro impegno.
La foto vincitrice sarà premiata da una giuria formata da:

Ariel Gonzalez: amministratore di Inbiancoenero.com

Elisa Allo: fotoamatrice, poetessa ed amministratrice del multiblog “ Ama no Gawa “

Irene Leo: fotoamatrice, poetessa e critico d’arte.

Manuela Paladini: fotografa e amministratrice del sito “ Depthoffield.it “

Raffaele Innamorato: amministratore di Inbiancoenero.com

Per il regolamento e il premio in palio clicca  qui

PARTECIPATE NUMEROSI!

Fonte: http://www.inbiancoenero.com

Il tuo vol(t)o

Posted in Poesia con i tag , , , , on Marzo 19, 2008 by ireneleo

 

 Sfugge l’aria, granellando tra le ciglia,

e raggrumo sui capelli la scia del vento. 

Del silenzio porto le scarpe rotte, 

fili di nuvole impigliate,appena,

nell’oggi, sono i tuoi canti. 

M’è tetto la rete aperta dei tuoi abbracci, 

e nella porta socchiusa

dove dondola luce ed ombra io vivo. 

Figlio di un sempre,  

tu mi sei nei passi allodola di terra rossa. 

Il tuo vol(t)o è anche il mio.

Irene leo

Errante

Posted in Scheggia con i tag , , , on Marzo 19, 2008 by ireneleo

Il viandante. – Chi sia giunto anche solo relativamente alla libertà della ragione, sulla terra non può sentirsi altro che un viandante, – anche se non un viaggiatore diretto verso un’ultima meta, che non c’è. Ma egli ben vuole guardare, e tener gli occhi aperti su tutto quel che veramente accade nel mondo; per questo non gli è consentito unire troppo strettamente il suo cuore a nessuna cosa particolare; dev’esserci in lui stesso qualcosa di nomade, che gioisca del mutamento e della provvisorietà. Certo, per un tale uomo giungeranno cattive notti, in cui sarà stanco e troverà chiusa la porta della città che dovrebbe offrirgli riposo; e forse, oltre a ciò, il deserto giungerà sino a quella porta, come in Oriente, e gli animali da preda urleranno ora lontano ora vicino, e si leverà un forte vento, e i ladri gli ruberanno le bestie da tiro. Allora la notte terribile calerà per lui sul deserto come un secondo deserto, e il suo cuore sarà stanco di peregrinare. Ma quando si leverà il sole del mattino, rosseggiante come una divinità della collera, la città si aprirà, e nel volto degli abitanti egli vedrà forse ancor più deserto, sporcizia, inganno, insicurezza che davanti alle porte – e il giorno sarà quasi peggiore della notte. Questo potrà ben succedere una volta al viandante; ma poi giungeranno a ricompensarlo i gioiosi mattini di altri paesi e di altri giorni, in cui già nel grigiore della luce egli vedrà passar danzando accanto a sé, nella nebbia dei monti, gli sciami delle Muse, e in cui poi, quando silenzioso, nell’armonia mattutina dell’anima, egli passeggerà sotto gli alberi, dalle vette e dai recessi delle fronde gli cadranno intorno solo cose belle e chiare, dono di tutti quegli spiriti liberi che stanno sul monte, nel bosco e nella solitudine e che, come lui, nel loro modo ora gioioso ora meditabondo, sono viandanti e filosofi. Nati dai misteri dell’alba, essi meditano come mai il giorno possa avere, tra il decimo e il dodicesimo tocco, un volto così puro, così trasparente, così serenamente radioso: – essi cercano la filosofia del mattino. Friedrich Wilhelm Nietzsche