Una felicità

Pubblicato su 1 con i tag , il Luglio 5, 2009 da ireneleo

 

Una felicità piena, obliosa, libera, sempre novella, tenne ambedue, dopo d’allora. La passione li avvolse, e li fece incuranti di tutto ciò; che per ambedue non fosse un godimento immediato. Ambedue, mirabilmente formati nello spirito e nel corpo all’esercizio di tutti i più alti e più rari diletti, ricercavano senza tregua il Sommo, l’Insuperabile, l’Inarrivabile; e giungevano così oltre, che talvolta una oscura inquietudine li prendeva pur nel colmo dell’oblio, quasi una voce d’ammonimento salisse dal fondo dell’essere loro ad avvertirli d’un ignoto castigo, d’un termine prossimo. Dalla stanchezza medesima il desiderio risorgeva più sottile, più temerario, più imprudente; come più s’inebriavano, la chimera del loro cuore ingigantiva, s’agitava, generava nuovi sogni; parevano non trovar riposo che nello sforzo, come la fiamma non trova la vita che nella combustione. Talvolta, una fonte di piacere inopinata aprivasi dentro di loro, come balza d’un tratto una polla viva sotto le calcagna d’un uomo che vada alla ventura per l’intrico d’un bosco; ed essi vi bevevano senza misura, finché non l’avevano esausta. Talvolta, l’anima, sotto l’influsso dei desiderii, per un singolar fenomeno d’allucinazione, produceva l’imagine ingannevole d’una esistenza più larga, più libera, più forte, « oltrapiacente »; ed essi vi s’immergevano, vi godevano, vi respiravano come in una loro atmosfera natale. Le finezze e le delicatezze del sentimento e dell’imaginazione succedevano agli eccessi della sensualità.

“Il Piacere”
G.D’Annunzio

“Ballata”

Pubblicato su Video_Poesia con i tag , il Giugno 12, 2009 da ireneleo

Irene Leo legge Claudia Ruggeri

Sudapest al Fondo Verri il 31 maggio alle 20.30.

Pubblicato su Comunicato, Dettaglio con i tag , , , il Maggio 27, 2009 da ireneleo

Book Trailer

ESSE

“Il sapore dell’alba. Credo che questo debba essere il primo sapore che va dal cuore alle labbra,di chi La guarda per la prima volta a medesima altezza di cuore, e morde feroce il bello ed il buono, con fame d’aria.”
(Irene Leo-Sudapest)

Nell’ambito della rassegna “Maggio: le rose, i libri, i segni, la musica”, il fondo Verri presenta : La poesia e i poeti.  Il 31 maggio è la volta di Irene Leo, con le letture  in anteprima, dal suo “Sudapest”, edito nei Poet/Bar Besa.
 
E’ una dimensione nervosa, vacillante, imprevedibile,  quella proposta, un’altena di spine e orizzonti nel nostro Sud, o forse di tutti i luoghi del cuore, dei Sud del mondo che diventano in una sorta di trasfigurazione unitaria, “SUDapest”. Le generazioni coinvolte si annodano ad un destino che è sempre in continua sfida, ed ha una gittata a lungo termine. E’ la storia di un viaggio, di un ritorno, della poesia che abita l’assenza, diventa il tutto, dell’alito di misterioso vento che smuove le piccole cose terrene, presagio di resurrezione imminente nel cerchio consapevole del tempo.
 
Lo start è previsto per le 20.30 presso il Fondo Verri in via S. Maria del Paradiso, a Lecce.
Non mancate!
Nota a margine:
Irene Leo: Classe 1980. Dottore in beni culturali. Ha esordito “ufficialmente” nel 2006 con “Canto Blues alla deriva”, Besa editrice. E’ presente su Tabula rasa05, rivista di letteratura invisibile nella sezione Poesia e su alcune antologie, tra cui “Verba Agrestia” 2008 e “Il segreto delle fragole” 2009 , entrambe Lietocolle edizioni. Nel 2007 ha ricevuto dal Teatro di Musica e Poesia “L’Arciliuto” di Roma il riconoscimento in “Kagolokatia”. Collabora con il quotidiano “ Il Paese Nuovo”.
Cura un suo blog letterario
http://ireneleo.wordpress.com

Ha sempre preferito all’apparenza, la sostanza della parola, e del dettaglio. Su tutto, la Poesia, la scrittura, emblema di quel niente “ca te inchie lu core”…

Il verso e la direzione. La Puglia del viaggiar poetico.

Pubblicato su Articoli con i tag , , , il Maggio 27, 2009 da ireneleo

 Provate per un attimo a scindere i pensieri in piccoli tasselli colorati, privi di gravità e di scale di grigio. Ponetevi nel centro della tavolozza che otterrete, ma fatelo piano, molto lentamente nei passi, chè l’equilibrio è una forma senza scheletro che richiede eleganza e delicatezza. La sensazione che fiorirà sui vostri occhi e sul vostro cammino sarà tale da spezzarvi il fiato, vi vedrete nel mezzo di un cosmo luminescente che muta in base a come volgete il profilo della vostra percezione. Ora chiudeteli gli occhi, e restate in silenzio. Avvertirete la polifonia di mille voci, ed un’armonia insolita a tratti spinosa come le ortiche, avvinte ai muretti rizzuti delle vie “de fore”, a tratti carezzevole come papaveri ammantati al grano e alla sua verticalità verso il ceruleo sfarzo del nulla.

Questa è la Puglia.

La “Puglia in versi”. I luoghi della poesia. La poesia dei luoghi, edizioni Gelso Rosso, 2009, a cura di Daniele Maria Pegorari, che Venerdì 22 maggio alle 20.30, Lino Angiuli presenterà al Fondo Verri di Lecce, con gli interventi di Maurizio Nocera, Antonio Errico, Pierluigi Mele, Piero Rapanà, all’interno della rassegna “A maggio le rose, i libri, i segni, la musica”.

Accanto agli autori scelti, per questo viaggio dei luoghi, e mi permetto di dire anche dei non luoghi , nascono prospettive fatte di radici ed altalene, che ogni nome disegna a proprio modo, arricchendo il quadro della poesia …pugliese, quale contesto geografico di riferimento, ma credo anche di poter sostituire all’aggettivazione d’appartenenza tutti quelli che sono luoghi del cuore, per chi volesse farne una metafora più ampia.

La Daunia, la Terra di Bari, il Salento, queste tre sub-regioni vengono raccontate come nel taccuino di un viaggiatore che intento a mirare la bellezza degli scorci e di alcuni dettagli umani, sacri, profani, di terra, di tufo e di mare, ne ferma gli istanti che più gli aggradano le ore, e lo fa con uno strumento preciso, morbido ed affilato, istantaneo e lievitante, indeciso e fiero: la parola. Un itinerario di Poesia che sboccia e si perde e ti ritrova (sì dico a te lettore) fra le sue pagine antiche e moderne, senza l’incidere del tempo, che accarezza ma non occlude le vie che portano al sentimento materno del nido e alla sua contraddizione più verde. C’è il vento delle navigazioni tra queste pagine, e le domeniche paesane, l’odore dell’acetosella, le bandiere degli olivi, e nulla di sbagliato, nessuna moda del momento, solo la volontà di credere che noi siamo i luoghi che ci hanno visto diventare Uomini, nel bene e nel male attraversati da un alone, una trasparenza, o per usare le parole di Comi (ad esempio) da uno “…spirito denso di mistero / che governa la carne ed il pensiero”. 

Irene Leo

Articolo pubblicato su “Il Paese Nuovo” il  21 maggio 2009

Planimetrie

Pubblicato su Poesia con i tag , , il Maggio 7, 2009 da ireneleo

Immagine della rete
Immagine della rete

 

Ho la stanza ad Elle.

A metà tra una I ed una E mancata.

Mi sorreggo le gambe la sera

 con le zeppe di belle consonanti,

e fisso

il mio battesimo nelle teche dei collezionisti.

Che rimangano a contarsi le risa,

mi appartiene il niente di certe albe

con il tutto in tasche appese al chiodo.

Lisca cui nessun canino miagolante assapora

è la planimetria liscia delle vocali

nella parola vento,

fretta all’orzo che mi ingoio

senza sgusciare i contorni.

 

Irene Leo

Cuore d’Abruzzo

Pubblicato su Poesia con i tag , , il Aprile 7, 2009 da ireneleo

 

Immagine proveniente dalla rete

Immagine proveniente dalla rete

Il cielo non ha profilo di tetti,
polvere beve la notte, 
gli occhi  piangono  sangue
rotto  tra le pietre nere.
Intorno il silenzio annega la vita.

Irene Leo

 

P.S. Il dolore di anche solo un fratello, è il dolore di tutti noi.

Ora più che mai non fermiamoci…

Su rarefAZIONI FUTURISTE: Ovvero di poesia e visioni

Pubblicato su Articoli con i tag , , , , , il Marzo 27, 2009 da ireneleo

La democrazia ha lo sguardo del mare

Pubblicato su scritture ospiti con i tag , il Marzo 26, 2009 da ireneleo

Il Prof. Ligorio entrò puntuale alle otto in classe anche in quell’ultimo giorno di scuola che chiudeva per sempre la sua carriera lavorativa. L’alba successiva avrebbe avuto il sapore di una pensione tutta da inventare, che gli procurava malinconia nonostante già sapesse che avrebbe avuto più tempo da dedicare ai suoi nipoti ed ai suoi studi sui popoli del mediterraneo. Per il momento scacciò decisamente dalla mente questo pensiero e si rifugiò in quel gessato che sua moglie aveva tirato fuori dall’armadio e aveva posto sulla sedia della camera, come un rito che ormai si ripeteva da più di quarant’anni e che adesso giungeva all’epilogo. Quando entrò in classe, tuttavia, trovò soltanto me ad aspettarlo. Non c’era il Preside, non c’erano i colleghi e neppure gli studenti. I miei compagni di classe non avevano resistito al richiamo del mare e della campagna, al fresco di quei trulli che dalle colline di Alberobello si lasciano andare sino alla costa del mare adriatico. Anch’io sarei dovuto andare con loro ma dovevo recuperare l’interrogazione in Italiano, proprio con lui, tra i più severi Professori del Liceo, lo stesso che da bambino aveva imparato l’inglese a contatto con gli americani giunti nella Provincia di Bari a prendere fiato prima di liberare il resto dell’ Italia. Nessuno era venuto a salutarlo. Sul suo viso rugoso ma ancora giovanile era stampata tutta le delusione per quella situazione che mai avrebbe immaginato dopo quarant’anni di onorato servizio nella scuola pubblica. L’aula si riempì presto del profumo di brillantina che metteva tutte le mattine sui suoi capelli bianchi. Lo guardavo in religioso silenzio mentre sul registro scriveva il nome degli assenti con quella penna che sembrava divenire un peso sempre più insopportabile. Non ero tra i suoi allievi preferiti ma quando rialzò gli occhi dal registro mi guardò come mai mi aveva osservato, con una riconoscenza che era poi un ringraziamento per essere venuto a scuola, fosse anche per la semplice interrogazione che mi aspettava.

“Stamattina facciamo lezione – disse – parliamo di democrazia. L’interrogazione la faremo subito dopo”. Avevo tirato fuori il libro ma lui me lo richiuse tra le mani dopo pochi secondi. “Ho detto che facciamo lezione, ti va di andare al mare ?”  Ci ritrovammo così sulla mia vespa, lungo la strada che dalla murgia dei trulli scende verso il mare, io e lui, come due compagni di classe che hanno fatto filone a scuola, come se il tempo non contasse più nulla e la distanza delle generazioni fosse stata annullata. Sentivo il rumore della sua giacca che si lasciava trasportare dal vento, così come le mani avvinghiate su di me quasi a togliermi il respiro. Dalle colline vicino Castellana Grotte intravedemmo quasi subito il mare. Giungemmo presto alla marina, percorrendo la strada che affianca le rovine dell’antica via Appia che da Roma portava a Brindisi, tra ristoranti e villette abusive costruite a pochi metri dal mare. Poi, quando giungemmo presso l’antica città romana di Egnatia, il professore mi chiese di fermarmi, proprio dove c’era l’antico porto da cui si narra fosse passato anche Cicerone. Scese dalla moto in un baleno, con lo scatto di un giovanotto, con i capelli bianchi che avevano ormai perso la forma della brillantina.

Per qualche istante guardò intensamente l’orizzonte del mare, preso da una sovrumana voglia di superarlo sia pure con la sola forza dei pensieri. Poi si girò verso di me. “Allora, volevo chiederti – cosa rappresenta per te la democrazia”?

“La democrazia è la facoltà di fare tutto quello che noi vogliamo, senza nessuno che ce lo impedisca” – dissi. “Stamattina abbiamo fatto filone a scuola e nessuno ci ha detto nulla”.

Il Professore si fece una grande risata che ben presto prese la forma di una serenità stampata sulle linee del viso, come quella di un padre che sa già quale eredità lasciare ai propri figli. “Oggi, in questa mia ultima lezione, voglio chiedere ai miei ragazzi di non dimenticare mai che la democrazia è il momento dell’incontro e dell’ascolto, senza le barriere che spesso nascono tra noi. Proprio come questa distesa d’acqua che abbiamo davanti a noi, uno spazio senza quei confini che si frappongono con il popolo che si trova dall’altra parte dell’orizzonte. Vi lascio in eredità questo mio pensiero, non dimenticatelo mai, neppure quando il mare è mosso e le onde sembrano impedire l’incontro”. Non finì neppure di parlare che con un tuffo si immerse  in quello spazio aperto di cui aveva tessuto le lodi. Lo guardavo sorpreso, quasi non riconoscendo la figura severa dell’insegnante che mi aveva bacchettato per tutto l’ anno. Decisi di lanciarmi anch’io, di lasciare tutto sulla sella della vespa che somigliava sempre più ad una guardarobiera. “Allora, Professore, con questo vuole dire che il mediterraneo è una terra senza confini, vero”? – dissi prima di tuffarmi. “Bravissimo, – mi rispose dall’acqua – è proprio cosi’. L’interrogazione è andata bene. Sei promosso”.

Michele Pettinato

P.S: Caro lettore porgo alla tua attenzione questo racconto. Mi ha colpito la penna asciutta,  l’equilibrio, il microcosmo che racchiude e l’atmosfera candida e vicina. E visto che non fa mai male riflettere sul significato delle cose, ora più che mai, soffermiamoci sulla “democrazia” e sul suo valore, cui il nostro autore anela senza pretese moralistiche, ma in una chiave che lascia a noi spazio e modo di trovare la giusta navigazione verso ”quel mare”. 

Irene Leo

(Immagine della rete)

Su “Il Paese Nuovo” di oggi…

Pubblicato su Articoli, Comunicato, Racconti, Scheggia con i tag , , il Marzo 19, 2009 da ireneleo

…in edicola, il mio racconto dal titolo

 “Paola e Francesca”

Immagine della rete

 

“…Paola aveva negli occhi un velo profondo fatto di punte che schiaccia contro il muro chiunque abbia dentro almeno un po’ di sangue.

Paola la sera rimaneva sino a tardi con la finestra aperta a cercarsi verso l’orizzonte. Le stelle le odiava come si odia chi fregandosene della tua pelle e dei tuoi brividi spogli, continua a brillare impassibile. Lei non era quelle stelle, era nera luna ossidata dal vento e dai pensieri…” - continua  su Il Paese Nuovo

Irene Leo

RarefAZIONI FUTURISTE

Pubblicato su Comunicato con i tag , , , , il Marzo 18, 2009 da ireneleo

Psycho reading meccanica dell’ascolto in condizioni inusuali

 

 

Noci (BA)

21 Marzo 2009

Palazzo della Corte

h 20.00

 

 

In concomitanza con la Giornata Mondiale della Poesia e con il centenario della nascita del Manifesto Futurista, l’Amministrazione Comunale di Noci, in collaborazione con l’ “Archivio della Poesia Pugliese – Biblioteca Mons. Amatulli”, propone: “Psycho Reading – meccanica dell’ascolto in condizioni inusuali”, a cura di Massimiliano Manieri autore/performer dall’originale mood espressivo.

Una serata futurista-connettivista all’insegna della vitalità creativa che pone l’accento sulle nuove forme di sperimentazione poetica.

La direzione artistica è affidata al giovane autore Antonio Natile, già noto per la riuscitissima manifestazione poetica estiva “Sempre nuova è l’alba”.

RarefAZIONI Futuriste powered by Sempre nuova è l’alba

http://semprenuovaelalba.splinder.com/