
Una felicità piena, obliosa, libera, sempre novella, tenne ambedue, dopo d’allora. La passione li avvolse, e li fece incuranti di tutto ciò; che per ambedue non fosse un godimento immediato. Ambedue, mirabilmente formati nello spirito e nel corpo all’esercizio di tutti i più alti e più rari diletti, ricercavano senza tregua il Sommo, l’Insuperabile, l’Inarrivabile; e giungevano così oltre, che talvolta una oscura inquietudine li prendeva pur nel colmo dell’oblio, quasi una voce d’ammonimento salisse dal fondo dell’essere loro ad avvertirli d’un ignoto castigo, d’un termine prossimo. Dalla stanchezza medesima il desiderio risorgeva più sottile, più temerario, più imprudente; come più s’inebriavano, la chimera del loro cuore ingigantiva, s’agitava, generava nuovi sogni; parevano non trovar riposo che nello sforzo, come la fiamma non trova la vita che nella combustione. Talvolta, una fonte di piacere inopinata aprivasi dentro di loro, come balza d’un tratto una polla viva sotto le calcagna d’un uomo che vada alla ventura per l’intrico d’un bosco; ed essi vi bevevano senza misura, finché non l’avevano esausta. Talvolta, l’anima, sotto l’influsso dei desiderii, per un singolar fenomeno d’allucinazione, produceva l’imagine ingannevole d’una esistenza più larga, più libera, più forte, « oltrapiacente »; ed essi vi s’immergevano, vi godevano, vi respiravano come in una loro atmosfera natale. Le finezze e le delicatezze del sentimento e dell’imaginazione succedevano agli eccessi della sensualità.
“Il Piacere”
G.D’Annunzio




Il Prof. Ligorio entrò puntuale alle otto in classe anche in quell’ultimo giorno di scuola che chiudeva per sempre la sua carriera lavorativa. L’alba successiva avrebbe avuto il sapore di una pensione tutta da inventare, che gli procurava malinconia nonostante già sapesse che avrebbe avuto più tempo da dedicare ai suoi nipoti ed ai suoi studi sui popoli del mediterraneo. Per il momento scacciò decisamente dalla mente questo pensiero e si rifugiò in quel gessato che sua moglie aveva tirato fuori dall’armadio e aveva posto sulla sedia della camera, come un rito che ormai si ripeteva da più di quarant’anni e che adesso giungeva all’epilogo. Quando entrò in classe, tuttavia, trovò soltanto me ad aspettarlo. Non c’era il Preside, non c’erano i colleghi e neppure gli studenti. I miei compagni di classe non avevano resistito al richiamo del mare e della campagna, al fresco di quei trulli che dalle colline di Alberobello si lasciano andare sino alla costa del mare adriatico. Anch’io sarei dovuto andare con loro ma dovevo recuperare l’interrogazione in Italiano, proprio con lui, tra i più severi Professori del Liceo, lo stesso che da bambino aveva imparato l’inglese a contatto con gli americani giunti nella Provincia di Bari a prendere fiato prima di liberare il resto dell’ Italia. Nessuno era venuto a salutarlo. Sul suo viso rugoso ma ancora giovanile era stampata tutta le delusione per quella situazione che mai avrebbe immaginato dopo quarant’anni di onorato servizio nella scuola pubblica. L’aula si riempì presto del profumo di brillantina che metteva tutte le mattine sui suoi capelli bianchi. Lo guardavo in religioso silenzio mentre sul registro scriveva il nome degli assenti con quella penna che sembrava divenire un peso sempre più insopportabile. Non ero tra i suoi allievi preferiti ma quando rialzò gli occhi dal registro mi guardò come mai mi aveva osservato, con una riconoscenza che era poi un ringraziamento per essere venuto a scuola, fosse anche per la semplice interrogazione che mi aspettava.




























